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19 dicembre 2008
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Zapatero
, la Chiesa e l'educazione civica : chi indottrina chi ? Mons. Amato critica il governo Zapatero e afferma che "che in tutta Europa si sta introducendo la categoria della cosiddetta biopolitica: lo Stato cioè entra sempre più nella vita personale di ognuno". Questo significa, ad esempio, che lo Stato "obbliga le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d'istruzione ma d'indottrinamento". Il Monsignore parla di "un'intrusione statale assolutamente illegittima sul tema dell'educazione dei propri giovani". Forse Mons. Amato sta parlando dell'Italia, prima, ma anche dopo, che la Religione (cattolica) divenisse materia opzionale. La 'materia' religione e' infatti puro indottrinamento, se non parla di storia delle religioni o di religioni comparate e non parla anche dell'agnosticismo, ma, come accaduto da noi per cinquant'anni, inculca una sola fede a tutti. E anche oggi che l'insegnante di religione e' scelto dalla Curia e non dallo Stato, non si garantisce certo l'imparzialita', anche quando il programma preveda lo studio di altre religioni, ne' le pari opportunita' per tutti, visto che i cittadini di altri culti non hanno la stessa possibilita'. L'introduzione dell'educazione civica e' una cosa positiva, in uno Stato, poiche' educa ai rapporti interpersonali, quelli fra cittadini e quelli dei cittadini verso lo Stato. Zapatero non e' certo perfetto, ma ha molti meriti, fra cui l'aver realizzato concretamente la parita' delle donne in politica, portando ai massimi livelli della conduzione del Paese un numero di 'ministre' pari a quello dei ministri. Di tale uguaglianza non e' stata certo artefice (ne' in Spagna ne' altrove) la Chiesa, che pure dovrebbe promuovere la dignita' della persona, di tutte le persone, a prescindere dal genere. Perche' non e' dignitoso che una donna venga sempre mortificata e lasciata nelle retrovie anche quando migliore dei maschi che le danno disposizioni e legiferano per suo conto e inoltre, quando la classe dirigente di un Paese e' costituita per lo piu' da maschi, le opportunita' per le donne nel Paese seguono lo stesso schema. Ancora a Zapatero si deve la liberta' della televisione pubblica. Se Zapatero volesse davvero indottrinare i cittadini avrebbe mantenuto un controllo ben saldo su un mezzo principe della propaganda subdola, come avviene invece qui da noi, dove per la RAI alcuni anni fa si dovette registrare un increscioso episodio di censura ai danni dello spot per l'8 per mille alla Chiesa valdese in quanto questa prevede che i fondi cosi' raccolti non vadano al suo clero o ai suoi luoghi di culto (come invece avviene per la Chiesa cattolica), ma solo in opere di bene. Episodio che non avrebbe avuto luogo se in Italia non vi fosse una sproporzionata presenza del Vaticano in ogni contesto, anche nel contesto politico, dove le gerarchie vaticane fanno pressione per ingerirsi nella vita personale non solo dei propri fedeli (che lo hanno scelto) ma anche di tutti gli altri cittadini. Guardando la questione con obiettivita', il problema e' davvero delicato e suscita da tempo anche in Spagna un acceso dibattito. Da un lato c'e' chi apprezza l'iniziativa, sottolinea i valori costituzionali e civici trasmessi con il progetto di Educazione per la cittadinanza (approvato in verita' gia' nella precedente lagislatura) e addirittura, come la filologa Coral Bravo, afferma che il nuovo insegnamento porta i giovani alla riscoperta del diritto alla felicita' (a suo giudizio conculcato dalle religioni). Dall'altro lato ci sono i conservatori (ovviamente per ideologia politica opposti a Zapatero) che paventano una 'tentazione totalitaria' nella nuova disciplina (come Jesús Trillo-Figueroa, che ha addirittura scritto un libro con questo titolo) o affermano che fra gli altri principi che vengono fatti passare per normali vi sia per esempio l'educazione sessuale (con la contraccezione) e il diritto all'aborto, che farebbero aumentare le interruzioni di gravidanza fra le giovanissime. E' ovvio che a questo gruppo di oppositori non e' estranea la Chiesa. Le scuole cattoliche, in realta', come riconoscono gli stessi conservatori, sono divise, ed alcune di esse accettano con entusiasmo il nuovo insegnamento, in virtu' della sua promozione della dignita', uguaglianza e liberta' dell'individuo (valori peraltro evangelici). In altre scuole invece - secondo alcuni vescovi - il nuovo insegnamento non e' nemmeno preso in considerazione, mentre alcune migliaia di genitori cattolici contestano il fatto che esso sia obbligatorio e chiedono (taluni anche per via giudiziaria) che sia possibile l'obiezione di coscienza. Secondo il filosofo spagnolo Jose' Antonio Marina, tuttavia,: "La domanda importante è: la scuola dovrebbe diventare la coscienza dello studente? Molte persone potrebbero reagire negativamente, ricordando l'indottrinamento di Stati totalitari. Ma se queste stesse persone chiedo se si debbano insegnare nella scuola i valori, forse direbbero di sì, senza rendersi conto che si tratta della stessa cosa. Non si può insegnare i valori morali senza formare la coscienza morale. E piu' ancora, non è possibile educare senza trasmissione di valori morali, senza dire agli studenti che la corruzione, la violenza, l'ingiustizia, la tirannia è male, e che la responsabilità, la veridicità, l'onestà è un bene. Il resto è mera trasmissione di conoscenze". Se da un canto e' vero che una 'educazione di Stato' che travalichi l'insegnamento dei principi costituzionali per scendere nel dettaglio di 'come' realizzare la liberta' individuale e l'uguaglianza di genere e di etnia potrebbe sconfinare nella prevaricazione rispetto al diritto delle famiglie di insegnare la 'loro' morale - religiosa o meno che sia - e' anche vero che lo Stato ha il compito di prevenire (e non solo sanzionare quando il danno e' fatto) situazioni di prevaricazione morale e fisica all'interno delle stesse famiglie. E infatti e' proprio cosi' che un minore apprende che non deve essere abusato fisicamente o sessualmente (dato che l'abusante in genere riesce a convincerlo che il problema e' suo, del bambino, e lo ricatta moralmente, sfruttando la propria autorevolezza o familiarita' e talora anche la religione). E' proprio cosi' che i figli dei 'padri-padroni' apprendono che esiste una dignita' individuale e una liberta' che non posso essere calpestate. Questo discorso - che appare tanto comprensibile quando parliamo di Islamici o Indu' (bimbe cui viene imposto il velo e talora un marito, una cultura che le vede inferiori ai maschi e in alcuni casi la mutilazione genitale femminile, ragazzi reclutati come kamikaze sfruttando il fattore religioso) - non e' piu' gradito se invece si sentono toccate altre religioni. Ma se i valori instillati (con l'esempio, ancor prima che con la parola o la paura dell'inferno) dai familiari sono solidi, non c'e' danno se ai giovani vengono fornite a scuola (per un'ora a settimana) altre versioni dello stesso argomento. Anzi, direi sia normale che il giovane sviluppi una capacita' critica, mentre l'univocita' di insegnamenti non e' quasi mai garanzia che si continui il percorso voluto dalle famiglie, come dimostra la nostra epoca e il nostro Paese, dove i sondaggi ci dicono che meno del 50% dei cittadini ha fiducia in una Chiesa. Il problema e', appunto, la solidita' dei valori, e quindi interrogarsi se l'esempio dato dai propri ministri, dai propri fedeli e dai politici che si proclamano paladini di quella religione, se quell'esempio, appunto, sia adeguato o non sia esso stesso fuorviante. Se, per esempio, non aver affrontato per decenni il problema dei preti pedofili (ecco un altro campo di applicazione dei principi etici insegnati dallo Stato, quando anche la famiglia e' soggiogata e fiduciosa in chi le sta rovinando il figlio) non sia stato diseducativo ai valori per i giovani e non sia un fattore di perdita di credibilita' nei confronti di una societa' verso la quale ci si vuol porre come guida morale. Se, per esempio, non aver preso le distanze da politici la cui condotta familiare e la cui corruzione non corrispondono agli insegnamenti cattolici ma che si proclamano tali a fini elettorali (ma in realta' di cattolico hanno solo la capacita' di fornire favori legislativi e finanziamenti al Vaticano) non sia stato un messaggio negativo lanciato ai giovani e agli adulti, comportando fenomeni imitativi e sfiducia nelle gerarchie vaticane. In Spagna sara' il Tribunale Supremo a dirimere la questione dell'obiezione di coscienza sull'educazione alla cittadinanza sollevata da alcune migliaia di genitori cattolici. Nel frattempo sarebbe piu' credibile se chi e' aduso ad indottrinare gli altri e - tramite tentativi di influenzare la legislazione del nostro Paese (ma anche di altri) - a cercare di ingerirsi nella vita privata anche di chi non e' cattolico, evitasse di lanciare accuse come quella inizialmente riportata, che suonano invero assurde e perfino un po' ridicole per chi abbia un po' di senso della realta' e di conoscenza storica. Parliamo invece con serenita' - e considerando sullo stesso piano tutti gli interlocutori, senza ingiustificati privilegi - di come evitare i rischi di cui sopra (cioe' non i rischi per il Vaticano, ma quelli per i cittadini di domani). Sia ben chiaro che io, come cittadina e come madre, preferisco (e ho accettato, adeguandomi per i miei figli alle ore di educazione sessuale ma scegliendo ANCHE, senza problemi ma senza fanatismi, l'insegnamento della religione cattolica) mille insegnamenti - anche scomodi e controversi - invece di uno solo (sia sotto il profilo religioso che politico), perche' quello si' sarebbe indottrinamento. * presidente Osservatorio sulla legalita' e sui diritti Onlus ___________ NB:
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