19 dicembre 2008

 
     

Ruanda : condannati quattro importanti esponenti dell'esercito
di Carla Amato

Condanne esemplari per quattro protagonisti del genocidio del Ruanda del 1994.

La Camera di primo grado del Tribunale speciale per il Ruanda ha condannato tre alti ufficiali delle forze armate ruandesi: il colonnello Théoneste Bagosora, direttore di gabinetto nel ruandesi Ministero della Difesa; il maggiore Aloys Ntabakuze, comandante di Battaglione e il colonnello Anatolij Nsengiyumva, comandante di settore operativo sono stati condannati all'ergastolo per genocidio, crimini contro l'umanita' e crimini di guerra in base al loro ruolo nei crimini commessi in Ruanda.

Un altro alto ufficiale, Kabiligi, e' stato assolto da tutte le accuse contro di lui. Nessuno degli imputati e' stato invece riconosciuto colpevole di cospirazione per commettere il genocidio prima del 7 aprile 1994.

La Corte ha rilevato che, nei primi giorni dopo la morte del Presidente Habyarimana, il 6 aprile 1994, Bagosora era la più alta autorita' ruandese nel Ministero della difesa. Egli è stato ritenuto responsabile per l'uccisione, il 7 aprile, del primo ministro Uwilingiyimana, dell'allora Presidente della Corte costituzionale, e di alcuni membri dell'opposizione, funzionari e ministri del governo. E' stato anche riconosciuto colpevole dell'omicidio di dieci caschi blu belgi uccisi dai suoi soldati a Camp Kigali in data 7 aprile. Bagosora è stato anche considerato responsabile dell'organizzazione degli omicidi perpetrati dai soldati e miliziani in un certo numero di siti di Kigali e Gisenyi tra il 6 e il 9 aprile.

Ntabakuze è stato trovato colpevole, in quanto comandante di Battaglione, per la partecipazione dei suoi soldati ad omicidi a Kabeza, Nyanza Hill e presso L'Institut africain et de Mauricien Statistiques et d'Economie (IAMSEA) a Kigali. Nsengiyumva è stato ritenuto responsabile di massacri all'Universita' Mudende, alla parrocchia di Nyundo, nonché per l'uccisione di civili alla prefettura di Gisenyi, la zona sotto il suo comando operativo. Egli è stato anche colpevole di aver inviato miliziani ad uccidere alcuni rifugiati tutsi nel giugno 1994.

Durante il processo sono stati ascoltati un totale di 242 testimoni, 82 per la procura e 160 per la difesa. Il processo si e' concluso dopo 408 giorni.

La Terza Sezione del tribunale ha invece condannato a vent'anni un altro responsabile dei fatti del 1994, Protais Zigiranyirazo. Questi ha avuto vent'anni di reclusione per genocidio e sterminio come crimine contro l'umanita'. La Camera di primo grado ha ritenuto che Zigiranyirazo - noto anche come "Mr Z" e la cui sorella minore era sposata al Presidente Habyarimana - ha usato la sua influenza rendendosi colpevole di aver partecipato ad una impresa criminale congiunta con lo scopo di commettere genocidio e sterminio di Tutsi alla collina di Kesho, nonche' di favoreggiamento e complicità in genocidio al blocco stradale di Kiyovu.

Il genocidio ruandese - che produsse in pochi giorni circa 800.000 vittime - si consumo' per l'odio tribale fra Tutsi e Hutu, due popolazioni con caratteristiche somatiche e fisiche differenti e che avevano occupato alternativamente nella storia collocazioni diverse nelle fasce sociali. Nessuna brutalita' fu risparmiata. Intere famiglie furono cancellate. I prigionieri, quando non venivano uccisi a colpi di machete, erano tenuti in prigioni o gabbie talmente strette che erano costretti a stare ammassati in piedi.

La comunita' internazionale non fu capace di un intervento tempestivo ed efficace. Un rapporto commissionato dall'ONU nel 1999 accuso' le Nazioni Unite di essere state timide, disorganizzate e malcondotte prima dei massacri e di aver omesso di intervenire all'inizio del genocido. Nel 2000 il Consiglio di sicurezza dell'ONU ammise ufficialmente la sua responsabilita' per aver fallito nel fermare le uccisioni in Ruanda.

Il Tribunale per il Ruanda di Arusha, in Tanzania - creato nel novembre 1994 - raccoglie anche il fascicoli prodotti sulla atroce vicenda dal Tribunale penale ONU e cerca di accelerare le inchieste, allo scopo di terminare i lavori entro il 2010. La pena piu' severa che il tribunale penale dell'ONU possa infliggere e' l'ergastolo, mai la pena di morte.

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