11 dicembre 2008

 
     

Giustizia e Procure : la riforma c'entra come i cavoli a merenda
di Alessandro Balducci

Il ministro della giustizia Alfano, nel corso della trasmissione "Porta a porta", ha dichiarato che la recente vicenda che ha coinvolto le procure di Catanzaro e di Salerno "non ha accelerato il nostro processo di riforma", ma dimostra piuttosto che la riforma della giustizia "non è un capriccio della maggioranza ma è inevitabile".

Innanzitutto va ricordato che la Procura di Salerno da mesi e mesi aveva richiesto gli atti delle inchieste "Why Not" e "Poseidone" alla procura di Catanzaro, visto che la Procura di Salerno e' COMPETENTE per LEGGE ad indagare sui giudici di Catanzaro nel caso di denunce (come quella di De Magistris) o di esposti presentati nei loro confronti.

Lo "scontro", enfatizzato da una non corretta informazione da parte dei media (se si eccettuano poche lodevoli eccezioni come l'articolo di C. F. Grosso su un noto quotidiano nazionale) rientra in realtà nella normale fisiologia dell'organizzazione giudiziaria dei paesi a democrazia sviluppata in cui la magistratura è indipendente dal potere politico; a meno che l'attuale Guardasigilli non stia pensando ad un'organizzazione del sistema giudiziario sul modello dei regimi dittatoriali in cui potere esecutivo, legislativo e giudiziario coincidono e quindi le conflittualità sono assenti, perché tanto chi promulga le leggi coincide con chi le fa applicare e con chi ne controlla l'applicazione e l'esecuzione.

Purtroppo, la Storia - quella vera, non quella revisionata - dimostra che questo sistema, forse meno conflittuale, non garantisce però i diritti dei cittadini e la loro tutela dall'invadenza e dagli abusi e dai soprusi del potere esecutivo; ed infatti è per questo che nei Paesi in cui vige lo stato di diritto esiste la separazione dei poteri dello Stato. Quando si parla di "riforma della giustizia" bisognerebbe essere più precisi e, visto che Alfano si è voluto riferire alla vicenda Salerno-Catanzaro, avrebbe dovuto dire che cosa IN CONCRETO si sarebbe dovuto fare, nell'ambito dell'annunciata "riforma della giustizia" per far sì che queste vicende non abbiano ad accadere ancora. Altrimenti succede che, in mancanza di questa spiegazione da parte del Guardasigilli, il pubblico riceve il messaggio neanche tanto vero che *con la riforma della giustizia, tutto si potrebbe sistemare*.

E' un vizio italico quello di dire che, di fronte ad una situazione di disagio o di inefficienza che riguarda i più svariati settori - la giustizia, ma anche la scuola, la pubblica amministrazione tanto per fare alcuni esempi - per risolvere tutto ci vuole una "riforma". E' una parola di cui i politici amano riempirsi la bocca: tanto non costa niente, nessuno va a chiedere loro conto di cosa intendano effettivamente fare, e poi fa molta "audience".

Ci permettiamo di osare un'ipotesi, allora: è possibile che Alfano si riferisse all'annosa questione della separazione delle carriere, invocata da molti come risolutiva di tanti problemi della giustizia ed infatti, forse anche per questo, prevista da Licio Gelli nel suo altrettanto famoso Piano di Rinascita Democratica firmato P2?

Perché se fosse questa la riforma tanto auspicata allora diciamo subito che è una gran balla! I magistrati della Procura di Salerno hanno soltanto esercitato le loro prerogative di pubblici ministeri e se le loro carriere fossero state separate da quelle della magistratura giudicante, lo "scontro" sarebbe avvenuto lo stesso, se non addirittura in modo più dirompente. Stesso discorso per la ventilata modifica della composizione del Csm; anche se non si è espressamente dichiarato, è altamente probabile che tale modifica vada nel senso di un aumento della percentuale "politica" all'interno del Csm a discapito della quota riservata ai magistrati.

A parte che il principio dell'indipendenza della magistratura dal potere politico è un principio saldamente difeso dalla Costituzione, e che quindi anche il citato intervento sul Csm - oltre che sulla separazione delle carriere - richiederebbe una modifica della Carta Fondamentale, in questo modo avremmo che per risolvere il problema della conflittualità tra le Procure, si trasferiscono nel Csm anche le conflittualità - e gli accordi sottobanco - della politica che, come è noto, è sempre efficiente nel risolvere gli annosi problemi che stanno portando questo Paese alla decadenza morale, economica e sociale.

Infatti, come è arcinoto, in Italia, abbiamo - grazie ai politici - un'amministrazione onesta ed efficiente, una sanità al servizio del cittadino e non dei cacicchi, un sistema universitario meritocratico dove i giovani ricercatori hanno un futuro e non sono costretti ad emigrare, una gestione corretta del denaro pubblico senza sprechi e corruzione, etc...

Non vorremmo che si approfittasse di una situazione di conflittualità fisiologica, artatamente esagerata da stampa e tv, per cercare di creare, nell'opinione pubblica, un consenso intorno a misure e provvedimenti che molto difficilmente porteranno beneficio al funzionamento della giustizia in Italia, mentre invece avvieranno la nazione verso il progressivo smantellamento del sistema di garanzie e di diritti faticosamente conquistato con la Carta Fondamentale.

Il pianeta giustizia è ammalato di inefficienze, ritardi, processi troppo lunghi, procedure farraginose e scarsamente rispettose dei diritti civili, eccessiva proliferazione legislativa ed eccessiva criminalizzazione di fatti e comportamenti che invece potrebbero essere affrontati non col codice penale - col conseguente ingorgamento dei Tribunali che ne deriva - ma con altri strumenti: strumenti amministrativi o, perché no, culturali. Pensiamo un attimo alla elevata produzione di detenuti creatasi con la Bossi-Fini che ha finito per colpire duramente il già dissestato sistema carcerario al punto da essere costretti a fare ogni due-tre anni un indulto o un amnistia per riportare il numero di detenuti al livello "normale" per le strutture penali esistenti.

Ma per affrontare questi problemi - come già evidenziato ormai più volte dall'Osservatorio e da inascoltati giornalisti ed operatori della giustizia - non servono le "grandi riforme" annunciate a "Porta a porta": bastano pochi e semplici provvedimenti mirati. Se solo ci fosse la volontà.

Speciale giustizia

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