![]() ![]() |
|||
|
09 dicembre 2008
|
|||
|
|
|||
|
USA
: le extraordinary renditions sulla scrivania di Obama Il dipartimento di giustizia dell'amministrazione Obama si trovera' subito ad affrontare alcuni casi 'tornasole' che daranno la misura dell'impegno del nuovo presidente per i diritti umani ed il giusto processo. Fra questi le violazioni dei diritti personali commesse dall'amministrazione di George W. Bush in nome della lotta al terrorismo, in particolare le due arriveranno presto sulla scrivania del nuovo ministrod ella giustizia. Venerdi' scorso, infatti, la Corte Suprema ha accettato di ascoltare un caso riguardante la detenzione indefinita da parte dell'esercito USA senza accuse di stranieri che vivano negli Stati Uniti. Il caso coinvolge Ali al-Marri, un cittadino del Qatar che era negli Stati Uniti legalmente, ma fu dichiarato nemico combattente a meta' del 2003 e da allora e' detenuto in una struttura della marina militare. La detenzione e' stata confermata da una serie di decisioni in risposta a ricorsi giudiziari, ma si spera che queste vengano rapidamente e definitivamente invertite dalla Corte suprema. Infatti - sottolinea il New York Times "questa intollerabile lettura della legge lascerebbe ad un presidente la facolta' di sospendere i diritti di chiunque, compresi i cittadini americani". Un altro caso famoso in tutto il mondo e' quello di Maher Arar, un siriano-canadese senza legami con il terrorismo che e' stato vittima della politica di "extraordinary renditions" ("consegne straordinarie") del'amministrazione Bush, cioe' del prelevamento forzato dei 'sospettati' (speso rivelatisi innocenti) e della la esternalizzazione dei loro interrogatori presso Paesi stranieri noti per la tortura dei prigionieri. Il calvarrio di Arar del calvario e' iniziato nel 2002, quando e' stato sequestrato da agenti federali ed e' stato tenuto in "incommunicado" in isolamento e sottoposto ad interrogatorio duro senza un adeguato accesso a un avvocato, poiche' e' stato "prestato" alla Siria, dove e' stato torturato. E' stato tenuto per quasi un anno in una piccola cella sotterranea prima di essere lasciato andare. L'arresto era stato possibile anche grazie ad informazioni errate fornite alle autorita' americane dal governo canadese, che ha poi ammesso il suo errore, si e' scusato con Arar nel 2007 ed ha accettato di pagargli 10 milioni di dollari di risarcimento. Lo scorso giugno, due alti funzionari del Dipartimento di sicurezza interna statunitense hanno dichiarato in una audizione del Congresso che i funzionari possono avere violato le leggi penali federali inviando Arar in Siria, sapendo che era a rischio tortura. Ma quello stesso mese, tre giudici federali hanno respinto i ricorsi di Arar che rivendicava i suoi diritti civili a causa di fragili motivi di sicurezza nazionale e della sua incapacita' di sottoporre il suo arresto al tribunale del riesame entro il periodo di tempo specificato in materia di immigrazione. Una contestazione assurda, viste le condizioni in cui era avvenuto il suo arresto e nelle quali era stato detenuto. In sostanza, commenta il New York Times, la negazione da parte dell'amministrazione di negare ad Arar di incontrare il suo avvocato e' stata premiata. Inoltre, trattando questo caso come un caso di immigrazione, la sentenza ha sovvertito la realta'. La questione saliente e' la tattica "impropria e incostituzionale" utilizzata da funzionari degli Stati Uniti per ottenere informazioni che hanno erroneamente pensato Arar possedesse. Questo punto era stato sottolineato dal giudice Robert Sack nel suo parere dissenziente dalla prima sentenza d'appello. Fortunatamente il caso sara' nuovamente esaminato e l'amministrazione Obama dovra' decidere se difendere l'indifendibile quando il caso arriva al processo. * si ringrazia Claudio Giusti ___________ NB:
I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI CITANDO L'AUTORE
E LINKANDO
|
|||