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03 dicembre 2008
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Regolamentare
Internet ? Per fortuna che c'e' Obama Secondo la stampa, il premier Silvio Berlusconi ha parlato di una proposta di regolamentazione di Internet che potrebbe essere avanzata dall'Italia al prossimo G20. Osservando che "per quanto riguarda Internet manca una regolamentazione comune", Berlusconi ha annunciato: "Porteremo sul tavolo una proposta di regolamentazione di internet in tutto il mondo", aggiungendo "A gennaio sarò per la terza volta presidente del G8, che sarà un G20" e "rappresenterà l'80% dell'economia mondiale e il 72% della popolazione mondiale". Al problema, ha specificato Berlusconi, non possono porre soluzione le Nazioni Unite, che sono "pletoriche". Certo la rete da' fastidio. Da' fastidio ai leader dell'economia per via del diritto d'autore e della concorrenza esercitata nei confronti delle testate 'ufficiali' dai siti di informazione libera, ma soprattutto da' fastidio ai leader politici per via della liberta' di espressione, che possono limitare a livello nazionale con leggi per quanto riguarda magistrati e giornalisti, ma non possono condizionare in una rete mondiale. Ecco perche' ritengono necessario intervenire a livello internazionale. Gia' George W. Bush aveva commissionato ad un centro universitario americano un programma in grado di scandagliare la rete per individuare e classificare i siti che parlavano male della sua amministrazione. Inoltre Bush - dopo aver introdotto il Patriot Act, che permetteva all'FBI di farsi dare dai provider i registri con i dati coperti dalla privacy senza preventiva autorizzazione di un magistrato, ha varato durante la sua amministrazione un programma segreto di intercettazioni - telefoniche, ma anche sulla posta elettronica - senza nessuna garanzia per gli 'indagati', che erano anche Americani. E, durante la notte elettorale USA nella quale ottenne il suo secondo mandato presidenziale, i siti web statunitensi furono resi irraggiungibili dal resto del mondo. Sono anche noti gli atteggiamenti censorii della Cina e le pressioni fatte (spesso con successo) sulle compagnie dei motori di ricerca perche' fornissero i dati per rintracciare i dissidenti, incarcerati una volta presi. Si sa pure che imprese americane sono state coinvolte nella produzione di software per analizzare la rete cinese al fine di censurare parole come 'liberta''. Questi fatti produssero anche una messa sotto accusa da parte del Congresso americano a guida repubblicana, al quale le imprese informatiche USA risposero chiedendo una tutela legislativa (e non) senza la quale non avrebbero potuto difendersi dalle richieste dei Paesi esteri nei quali operavano ed in cui vigevano leggi restrittive. Un altro Paese che potrebbe vedere bene un controllo di Internet e' la Russia, dato il fastidio di Mosca per la dissidenza e per il giornalismo libero. Della regolamentazione in rete si e' gia' parlato ai vari forum mondiali promossi dall'ONU e cui partecipavano pero' anche gli addetti ai lavori e gli esponenti della societa' civile. Si decise di non procedere in tal senso. Ora Berlusconi ripropone un'idea di regolamentazione non meglio specificata ma che - a parte il fatto che lascia fuori gli organismi per la difesa dei diritti e la societa' civile, presenti invece in altre discussioni mondiali analoghe - fa pendant con altre scelte legislative della precedente legislatura Berlusconi (nella quale si modifico' la legge sull'editoria andando a toccare anche la rete) e che percio' non ispira nulla di buono. La nostra associazione si batte per la legalita' e i diritti, quindi e' contraria al fatto che si usi Internet per sfuggire alla legge, per violare i diritti altrui e quindi per truffe, furti d'identita', pedofilia e pedopornografia, diffamazione, violazione del diritto d'autore e cosi' via. Tuttavia - subito dopo la vita e la dignita' umana - il primo valore e diritto da salvaguardare e' la liberta' di espressione. Chiunque abbia dimestichezza con le sentenze delle Corti costituzionali e dei diritti sapra' che quando due valori sono in gioco prevale il piu' importante. Potremmo dire che l'importanza dei valori segue la 'scala' delle Carte dei diritti, compresa la nostra Costituzione. Pertanto chiunque potra' notare - se non ci arriva a buonsenso - che la liberta' di espressione prevale sulla proprieta' privata e che quindi non posso - ad esempio - limitare il diritti ad esprimersi per salvaguardare il copyright, anche se nel secondo caso ci sono interessi ingenti in gioco (compresi, in particolare in Italia, quelli delle imprese del presidente del Consiglio). Pertanto devo salvaguardare il diritto d'autore, ma non impedendo ai dissidenti di esprimersi. Devo salvaguardare i diritti dei bambini, ma non tagliando a priori strumenti di diffusione dell'informazione e del pensiero liberi da condizionamenti politici. Ora, laddove prevale l'interesse privato (e il fatto che il G20 rappresenti l'80% dell'economia mondiale e' in questo senso un danno, non una garanzia), e laddove vi e' fastidio per il dissenso o per l'informazione che svela le bugie dei politici (e al G20 sono presenti solo politici), l'ordine dei diritti viene facilmente sovvertito, e quindi la liberta' della rete e' a rischio. Per fortuna che c'e' Obama. Obama che non pensa che l'ONU sia un organismo pletorico, ma anzi lo vuole rivalutare. Obama che ha usato la rete per promuovere la sua elezione, comprendendone le potenzialita' positive. Obama che e' stato finanziato dai cittadini tramite offerte via web. Obama che e' stato finanziato dal gotha dell'informatica americana che - per quanto male di voglia dire di Bill Gates - ha rispetto per la collettivita' (sono stati lui e Rockefeller a chiedere a Bush di non tagliare le imposte ai ricchi danneggiando il welfare nazionale) e per il prossimo (che aiuta grazie alla sua fondazione). E che in ogni caso - anche guardandolo da scettici - sarebbe danneggiato da troppe regole in rete, che la rete la farebbero morire, riducendo le vendite di PC, software, annessi e connessi. Ma soprattutto, se dobbiamo stare alle dichiarazioni ed al programma del presidente eletto americano, per fortuna che c'e' Obama che vuol cancellare le leggi liberticide di Bush e che in quest'ottica non potra' certo vedere bene regole restrittive della rete. Non dubitiamo quindi che i 'rappresentanti' di una buona fetta della popolazione mondiale (Cina in testa) possano accogliere positivamente la prospettiva di una regolamentazione-controllo, ma confidiamo che altri piu' aperti e illuminati pongano al primo posto la (tanto citata a sproposito) liberta', e ce la lascino esercitare, in rete, anche per gli anni a venire. E' ovvio che - a parte la speranza che possiamo riporre nelle menti politiche illuminate - la societa' civile, il popolo della rete ed i veri liberali debbano restare vigili e far sentire la propria voce per contrastare ogni rischio di normalizzazione o censura della rete. * presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti Onlus ___________ NB:
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