17 novembre 2008

 
     

Studio : avvocati apprezzati o criticati , per la Tv paladini dei diritti
di osservatoriosulallegalita.org

Sono stati presentati al XXIX Congresso dell’avvocatura i risultati di due ricerche sulla responsabilità sociale dei legali e sulla loro immagine sui media, commissionate dal Consiglio nazionale forense al Censis e all’Università Roma Tre.

Nella scelta dell’avvocato da parte del cliente conta la fiducia e la competenza, non la tariffa praticata, e difficilmente le aspettative del cliente non sono soddisfatte in termini di assistenza, comprensione dei bisogni, tutela della riservatezza. Quello che il cliente vorrebbe fosse rafforzato nel rapporto con il proprio avvocato è piuttosto l’informazione (ma non tramite la pubblicità) e la struttura di studio, che dovrebbe essere più organizzata. Insomma, la domanda sociale di avvocatura è positiva e consolidata e il vento di liberalizzazione spirato negli anni scorsi e condensato nel decreto Bersani del 2006 non solo non ha contribuito affatto a modificarla, ma pare aver toccato snodi della professione (come le tariffe o la pubblicità) non ritenuti essenziali dai clienti ai fini di un proficuo rapporto professionale con il proprio avvocato.

Sfata più di un luogo comune la ricerca del Censis sul Ruolo sociale dell’avvocatura, condotta su un campione di 1500 persone che sono stati o sono clienti di avvocati negli ultimi dieci anni e commissionata dal Consiglio nazionale forense che ha voluto in questo modo indagare come la società italiana recepisce l’avvocato, per verificare quanto di vero c’è negli assunti alla base del decreto Bersani, che nel 2006 ha abolito i minimi tariffari e i divieti di pubblicità e di patto di quota lite. Ma anche per comprendere il reale ruolo del mercato nell’assetto della professione o quali siano i veri bisogni espressi dalla clientela.

Una seconda ricerca, dedicata all’Immagine degli avvocati nella stampa e nella televisione, commissionata sempre dal Cnf all’Università Roma tre, Dipartimento di scienze dell’educazione, mostra che la figura dell'avvocato e' mediata attraverso la stampa, che spesso ha un atteggiamento critico. Meglio ne esce la figura dell’avvocato nelle fiction che rispecchiano, in un filo ideale con la realtà, l’immagine positiva del legale percepita dal cliente: la ribalta televisiva è per legali capaci, determinati, con il senso della giustizia, professionali e difensori dei diritti.

“Si tratta di due ricerche tra loro collegabili sotto il profilo della formazione della pubblica opinione sulla categoria forense e sul rapporto che si instaura tra l’avvocato e il suo cliente, visto con gli occhi del cliente. E mettono in luce aspetti sorprendenti: l’immagine degli avvocati nei media è peggiore di quella costruita dalla gente comune, i rapporti del cliente con il suo avvocato si instaurano sulla base di stima, gratitudine e affidamento. Certo, entrambe le ricerche hanno sottolineato come talvolta vi possono anche essere valutazioni di segno negativo, ma queste sono di gran lunga minoritarie in uno scenario apertamente solidale con la categoria”, ha commentato il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa.

“Si è dunque in presenza di una prospettiva sdoppiata e in qualche modo schizofrenica: la perpetuazione della considerazione negativa dell’Avvocatura (da parte dei media) molto vicina a quella tramandata dalle precedenti epoche storiche; la considerazione e la stima di cui invece godono singoli avvocati da parte del pubblico e dai loro clienti. Che senso ha una situazione come quella descritta in queste pagine? Insieme con molte gratificazioni riceviamo da queste due ricerche un proficuo insegnamento: dobbiamo lavorare per restituire all’Avvocatura un’immagine corrispondente a quella avvertita dalla gente comune ma non riflessa dai media”, ha concluso Alpa.

Il ruolo sociale dell’avvocatura. I risultati della ricerca Censis evidenziano come “il mercato è già parte integrante della professione di avvocato(…) ma il cliente medio non ha interesse specifico a quanto e come si affaccia nella professione la sua logica. Ciò che gli interessa di più è che il professionista sia competente e possa risolvere il suo problema, cosa che non coincide necessariamente con un successo in giudizio”. I clienti si rivolgono all’avvocato per lo più per una consulenza (50,5%), per azionare una pretesa (62,3%) e nel 53% dei casi come parte lesa. Nella scelta conta l’immagine pubblica di cui l’avvocato gode, tanto che il 68% dei clienti ha scelto il proprio legale su suggerimento di amici, perfezionato con il livello di notorietà a livello locale.

All’avvocato ci si rivolge per risolvere questioni di infortunistica (27%), di proprietà o locazioni (25%) per questioni di famiglia e minori (15%). Quanto si sonda la percezione dell’avvocatura come una casta a cui si accede per ereditarietà, si sfata il primo luogo comune: essere figli di avvocato non è considerato dal cliente un fattore di sviluppo della professione (30%), come invece lo è uno studio ben organizzato (39%). Molti clienti, poi, criticano il sistema di accesso alla professione ritenendo utile il numero chiuso per le facoltà di Giurisprudenza (18%). Il secondo luogo comune che traballa riguarda le tariffe forensi, al centro del decreto Bersani che ha abolito i minimi vincolanti.

I risultati della ricerca sono chiari: "il costo delle prestazioni dell’avvocato non è di per sé un elemento negativo né le parcelle incidono sul giudizio del cliente". Solo il 6% degli intervistati ha dichiarato di aver cambiato avvocato perché le tariffe praticate erano troppo alte. Né, d’altra parte, i clienti ritengono che se un avvocato ha tariffe troppe basse non sia bravo (87, 3%). In linea generale, comunque, il turn over nella scelta del professionista è basso: solo il 12,9% ha cambiato avvocato negli ultimi dieci anni. Quel che conta, in un rapporto nel quale è la personalizzazione del servizio ciò che vale, è “l’attenzione che l’avvocato riserva alla soddisfazione del cliente” e dunque innanzitutto la capacità di comprensione dei bisogni del cliente (51%) e la tutela della riservatezza (circa il 60%), la continuità nell’assistenza (45%), che come si vede la maggior parte degli assistiti ha riscontrato nel professionista legale. D’altra parte, altro aspetto rilevante, la ricerca mostra come il grado di soddisfazione è alto: ben il 66,5% dei clienti ritiene che i servizi degli avvocati siano in linea con la proprie aspettative.

La ricerca ha anche indagato il grado di accordo dei clienti su alcuni giudizi che circolano sulla categoria degli avvocati: ebbene, il 66% non è d’accordo sull’assunto che senza di loro i processi sarebbero più veloci e il 58% sulla asserzione che è colpa loro se la giustizia costa tanto. Semmai le critiche sono relative al fatto che sono troppi (/6%), troppo coinvolti in politica (57%). Traspare al contrario una percezione positiva della categoria visto che per il 70% degli intervistati senza gli avvocati mancherebbero le garanzie nei processi e per il 64% aiutano a prendere le scelte personali ed economiche giuste. Percezione confermata dal dato che il 36% trova che il motivo per il quale il ruolo dell’avvocato è centrale è perché è un professionista in grado di offrire certezze.

Se si parla di valori, l’immagine esce ancora più rafforzata: il 38% dei clienti ritiene che quello fondante la professione sia la tutela dei diritti fondamentali del cittadini, seguito dal 20% che parla di orientamento al risultato. Seguono il rispetto dei principi di dignità e decoro (14%) e la garanzie del principio di legalità (11%). In prospettiva, la ricerca individua alcune linee di impegno per il futuro, richiamando l’attenzione degli avvocati, e dei loro rappresentanti istituzionali, alla necessità di una maggiore organizzazione di studio e al rafforzamento di una comunicazione che non ha nulla a che fare con la pubblicità (il 69% non vuole proprio sentire parlare di una pubblicità modello commerciale sul lavoro dell’avvocato). Infine, il ruolo dell’avvocato rispetto allo sviluppo del paese è ancora scarsamente percepito. L’immagine degli avvocati nella stampa e nella televisione.

La ricerca condotta dall’Università Roma Tre ha evidenziato che la stampa non è tenera con gli avvocati. Il legale narrato negli articoli dei giornali (1208 quelli presi in considerazione, pubblicati sui principali quotidiani, Corriere della Sera, la Repubblica, il Sole 24 Ore, e settimanali, l’Espresso e Panorama) subisce un giudizio più negativo (24%) che positivo (18%) anche se per lo più (58%) il riferimento è acritico. L’avvocato che finisce sui giornali è italiano, è uomo, non compare quasi mai nel titolo (solo nel 14% dei casi) e negli articolo ricopre un ruolo secondario (77%). Il contesto in cui è citato riguarda fatti di cronaca (37), nello specifico in relazione a questioni riguardanti reati economico-finanziari (17%), omicidi (15%), questioni politiche (15%) e familiari (14%). Rispetto a queste ultime, l’avvocato appare a volte rassicurante quando si occupa di minori e coppie; inquietante quando difende indagati per delitti. Mai, invece, l’avvocato è citato in relazione alla riforma della giustizia e alla gestione della giurisdizione.

Ogni quotidiano poi ne parla scegliendo un angolo di visuale differente: il Corriere della Sera cita gli avvocati in relazione a omicidi e a reati finanziari, la Repubblica ne tratta in ambito politico. Solo il Sole 24 Ore presta una certa attenzione alle questioni riguardanti la professione forense. Il ruolo attribuitogli dalla stampa è principalmente quello di difensore (48%), per lo più di assistiti, ma anche dei diritti, garante delle regole (31%), senz’altro persona di fiducia (37%). L’avvocato della stampa è anche consulente (37%). A lui si fa riferimento come opinionista o per saperne di più: “è un riferimento di certezze”. Ma la stampa non è morbida se il legale stesso è indagato o accusato (14%). In ogni caso la superficialità o la disonestà, che comunque viene in piccola quota attribuita agli avvocati, non riguarda mai il genere femminile. I valori rispecchiati dalla stampa sono la competenza e la capacità(16%), la sensibilità (11%), l’astuzia (9 %), l’indipendenza (7%). Caratteristica peculiare della professione è l’autonomia (23%).

Nel racconto catodico (sono stati visionati programmi televisivi andati in onda nelle sei reti generaliste e su due canali satellitare Sky: Fox Crime e Axn), l’immagine dell’avvocato assume contorni di maggiore positività: gli avvocati appaiono capaci professionalmente (30%), in grado di condurre con successo le loro indagini (19%) e intellettualmente preparati (16%9, capaci di lavorare in gruppo o di introspezione, nelle fiction sia italiane che statunitensi l’avvocato è protagonista e ricopre il ruolo di difensore dei diritti (48%) , di garante della giustizia (31%), il mediatore di conflitti (10%). In televisione gli avvocati sono persone brillanti (14%), intuitive ( 12%) anche affascinanti e carismatici, soprattutto le donne. Meno sviluppate le qualità della correttezza e della lealtà. Il valore è quello della determinazione (29%), seguito dal senso di giustizia (14%), dalla dedizione ma anche con punte di cinismo (5%). L’avvocato della fiction trova la sua motivazione professionale nella volontà di risolvere il caso (31%) e di tutelare il cliente (26%).

Speciale giustizia

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