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28 settembre 2008
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Altri
400 agenti a Gomorra : una operazione di facciata "Gaetano Vassallo è stato l'inventore del traffico: l'imprenditore che ha aperto la rotta dei rifiuti tossici alle aziende del Nord. E ha amministrato il grande affare per conto della famiglia Bidognetti, seguendone ascesa e declino nell'impero di Gomorra. (..) Quando Vassallo si presenta ai magistrati dell'Antimafia di Napoli è il primo aprile. Mancano due settimane alle elezioni, tante cose dovevano ancora accadere. Due mesi esatti dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti delle sue rivelazioni è stato assassinato da un commando di killer casalesi. E 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante parlamentare da lui chiamato in causa, è diventato sottosegretario del governo Berlusconi." Queste, ed altre cose, si potevano leggere sull'interessantissima inchiesta pubblicata poco tempo fa da un noto settimanale italiano (1), ad opera di due bravi giornalisti. Noi siamo convinti che il ministro Maroni, persona intelligente e competente, abbia a disposizione mezzi senz'altro migliori e più rapidi di quelli che sono consentiti a noi comuni cittadini (che ci basiamo su qualche libro, come "Gomorra", e sui resoconti di alcuni giornalisti coraggiosi) per comprendere a quale livello di pericolosità sociale sia arrivata oggi la Camorra. Per questo, francamente non riusciamo proprio a capire a cosa possano servire 400 agenti di polizia in più in Campania. Infatti, come ha già evidenziato qualche voce critica nel Parlamento, "il potenziamento della presenza sul territorio delle forze di Polizia, auspicabile sul fronte della lotta alla criminalità di strada, non è sufficiente quando i nemici da affrontare diventano la Mafia e la Camorra". Come è noto, tale misura è stata presa dal ministro dell'Interno dopo la strage del 17 settembre: 7 persone (1 italiano e sei africani) uccisi con una valanga di piombo. Come le altre organizzazioni criminali, la camorra ha costruito il suo impero sui traffici illeciti e, in particolare - come è ormai ben evidenziato dal libro di Saviano e dalle numerose inchieste giornalistiche - su quello dei rifiuti. Ma ci sono anche la droga ed il controllo degli appalti. Se si vuole colpire Gomorra al cuore, bisogna colpirla laddove nasce il fiume di denaro che la alimenta. E non ci vuole molto a comprendere che l'azione di contrasto deve svilupparsi sul piano delle indagini con mezzi sofisticati, con le intercettazioni ambientali, con i pedinamenti e con le indagini finanzarie. In altre parole, un lavoro di intelligence paziente e costante eseguito da persone dotate della necessaria competenza e professionalità. Invece, ancora una volta, si preferisce fare "la faccia feroce" mandando 400 poliziotti allo sbaraglio mentre si continuano a dare segnali contraddittori all'opinione pubblica ed al mondo sulla reale volontà di contrastare efficacemente le mafie; infatti la Commissione giustizia della Camera dei deputati prosegue la discussione sul disegno di legge presentato dal ministro Alfano in tema di intercettazioni, nella prospettiva di una drastica, ed irragionevole, riduzione nell'impiego di un mezzo così utile nelle indagini e nei processi contro il crimine organizzato. In questo scenario, l'invio di ulteriori rinforzi in quelle zone non solo assume tutti i connotati di una mera operazione di facciata, ma espone quegli uomini ad un serio rischio per la loro vita. Le intercettazioni ambientali hanno permesso alla magistratura di comprendere i meccanismi del traffico illecito dei rifiuti: un Parlamento che lavora a spron battuto ad una legge che limiti questo importante strumento, può essere inteso dalle organizzazioni criminali come un segnale di sostanziale resa dello Stato di fronte al loro strapotere, per cui esse, dal loro punto di vista, si possono sentire in qualche modo "autorizzate" ad aumentare la loro prepotenza e la loro ferocia. C'è un dato che ormai dovrebbe essere chiaro, anche a quelli del Ministero: il controllo territoriale operato dalla camorra non è solamente "militare" (se così fosse, allora sì che sarebbe sufficiente trasferire in quelle zone qualche battaglione dell'esercito!) ma è soprattutto, un controllo "culturale". La camorra trae la sua forza dalla cultura dell'illegalità che ormai si è radicata in consistenti settori della società campana. Ma soprattutto, la cultura dell'illegalità, così come il disprezzo dell'interesse comune, si sono radicati nella classe dirigente della Campania. Allora, come fa lo Stato a fungere da esempio per la cittadinanza ed a ristabilire la fiducia nelle Istituzioni se, mentre manda 400 poliziotti a combattere contro la camorra, il presidente del Consiglio passeggia tranquillamente per le vie di Napoli con un personaggio come Nicola Cosentino, indicato da Vassallo come "un candidato del clan Bidognetti"? Quei 400 "angeli" mandati nel territorio dei Casalesi, vanno comunque a rischiare la vita (due di loro sono morti proprio ieri mentre inseguivano un'auto che non si era fermata ai controlli) e devono essere matematicamente sicuri - è il minimo che si richiede in casi come questi - che lo Stato sia dalla loro parte, senza equivoci. Ovviamente sarà la magistratura a stabilire se le accuse di Vassallo a Cosentino ed agli altri politici chiamati in causa siano prive o meno di fondamento: nel frattempo, per favore, fatelo dimettere! (1) L'Espresso, 18.09.2008 ___________ NB:
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