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05 settembre 2008
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Nostra
maesta' Più volte, appellandomi all'art.1 della Costituzione, ho ricordato che qualunque partito politico dica di riconoscerlo e si definisca democratico, dovrebbe avere l'obbligo di regolare le sue iniziative favorendo questo principio. A parole nessuno lo contesta ma, ad ogni occasione, ove interessi diversi devono essere soddisfatti, si viola disinvoltamente e di fatto ci si mostra antidemocratici e incostituzionali. Due recenti episodi, diametralmente opposti, dimostrano senza dubbio che ci si dimentica che l'ultima parola spetta sempre all'individuo che delega di volta in volta ogni forma di sua rappresentanza,che deve considerarsi sempre subordinata davanti alla volontà espressa dal popolo, sempre sovrano. Il primo caso è la legge che dona l'immunità a cittadini privilegiati, e la nega a tutti gli altri, solo perché, si dice, i primi devono essere lasciati in pace a lavorare. Quindi si viola l'art.3 della Costituzione che sancisce l'eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Non è comprensibile in che modo chi è preposto a custode della Costituzione, in questo palese caso di violazione, abbia adempiuto a questo compito. E poi per quale strana ragione questi privilegiati dovrebbero essere in condizione di lavorare in pace, senza rispettare gli obblighi dei codici civile e penale, e gli altri dovrebbero invece lavorare rispettando anche i codici che,in questo caso,sarebbero considerati strumenti fastidiosi e negativi per il rendimento di chi lavora? Insomma lavora meglio chi non rispetta la legge? Ma se questo fosse vero, allora aboliamola questa benedetta legge, che sarebbe d'intralcio al benessere della nazione, anzi chi ha operato, non tenendone conto, come Totò Riina, Provenzano e altri andrebbero riabilitati e restituiti alle loro "benefiche" occupazioni. Qualcuno potrebbe obiettare che questi privilegiati, svolgono un lavoro più importante degli altri e quindi un lavoro considerato importante da diritto a questa immunità. E così in Italia abbiamo imparato che esistono lavori importanti cioè di serie A e lavori non importanti di serie B. Non è importante il lavoro del dr. Marchionne alla FIAT, dei suoi colleghi capi di grandi industrie, dei grandi banchieri e nemmeno quello dei capi sindacalisti, poco importante è il lavoro di tutti i ministri, dei governatori delle regioni, dei sindaci e tanto meno importante è quello di un qualsiasi medico che riesce a salvare una vita umana. Insomma un popolo di persone che producono cose trascurabili e irrilevanti. Non si può negare che questa teoria faccia a pugni con la logica e il buon senso, ma soprattutto dia l'impressione che il paese vada avanti per l'impegno di 4 gatti, e non per il lavoro dei restanti 60 milioni di persone. Questo dubbio è sorto in parecchie persone, e allora logicamente si è pensato, si badi bene non di contestare il principio, ma di chiedere il parere proprio della parte interessata, cioè a questo popolo di lavoratori di serie B, per domandare loro se tutto questo fosse condiviso; semplicemente attraverso un referendum popolare, che avesse dato al popolo sovrano l'opportunità di dire l'ultima parola, come sua esclusiva spettanza. Anche perché chi oggi si considera designato dal popolo ha dimenticato nel suo programma elettorale di proporre la consultazione popolare sancita in Costituzione. Ovviamente una semplice dimenticanza. Alla sola parola referendum, tutti i politici difensori, a chiacchiere, della Costituzione e della democrazia, si son fatti venire il mal di pancia e primi fra tutti, pensate un po', proprio quelli che si fregiano di appartenere al Partito Democratico. E infatti il sen. D'Ambrosio ha dichiarato di non aver capito perché si dovrebbe essere favorevoli a consultare il popolo, stiamo parlando di un ex magistrato. Secondo lui, siccome vi sarebbe il sospetto d'incostituzionalità, sarebbe meglio passare la patata calda alla Corte Costituzionale. Se qualcuno solleverà il quesito, se la Corte lo accoglierà, se arriverà per tempo la decisione, insomma il futuro di questo atto, si risolverebbe, secondo lui, con i se e con i ma. Ma la Corte Costituzionale non è uno strumento del popolo? E allora saggiamente non sarebbe più lineare chiedere il parere, senza altri filtri, direttamente al popolo? E invece sembra sia più saggio che qualcuno si muova, ed è stata definita saggezza quella dell'ex presidente Scalfaro, che ha sostenuto che sarebbe rischioso sostenere un referendum. Cioè un referendum popolare, ammesso dalla Costituzione, è diventato, per un ex Presidente della Repubblica, un rischio nazionale. Ma questo rischio nazionale è stato ben compreso dal governo perché avrebbe potuto mettere in discussione la sua sopravvivenza. Proprio per questo, il governo ha scelto di deliberare attraverso una legge ordinaria e non attraverso una legge costituzionale, ben sapendo che chi si oppone con un referendum alla legge ordinaria deve superare l'ostacolo del quorum, mentre chi si oppone ad una legge costituzionale con un referendum, non ha bisogno del quorum. Compresa la furbata? Qualcuno pensa addirittura che esista un popolo sovrano imbecille. * stralcio dell'intervento su Radio Gamma 5 del 3-9-2008 ___________ NB:
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