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04 settembre 2008
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Giustizia
: acceso dibattito sulla riforma fra magistrati e avvocati Prosegue acceso il dibattito sulla riforma della giustizia dopo le proposte dirompenti di alcuni esponenti della maggioranza. Per la giunta esecutiva centrale dell'ANM, "La giustizia in Italia ha urgente bisogno di riforme. I cittadini italiani hanno diritto ad ottenere decisioni in tempi ragionevoli. La sicurezza dei cittadini può essere garantita solo se il processo penale è in grado di funzionare". L'Associazione Nazionale Magistrati e' quindi favorevole ad "un ampio processo di riforme per assicurare il funzionamento della giustizia" e quindi alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie con la soppressione degli uffici giudiziari minori, alla riforma del processo civile, alla semplificazione dei riti, al processo civile telematico, alla depenalizzazione dei reati minori e alla introduzione di pene alternative alla pena carceraria. L'ANM si dice inoltre favorevole alla riforma del processo penale, "con la eliminazione di tutti quei formalismi che di fatto impediscono di arrivare ad una sentenza in tempi ragionevoli" ed all'introduzione della posta elettronica certificata nel processo penale e nel processo civile. "Dopo un ampio e sofferto dibattito durato oltre sei anni - rileva la GEC - il Parlamento ha approvato una complessiva riforma dell'ordinamento giudiziario. Una riforma approvata con il consenso di quasi tutti i gruppi parlamentari. E' stata interamente riformata la responsabilità disciplinare dei magistrati. Sono state previste rigorose valutazioni di professionalità ogni quattro anni. E' stata inserita la temporaneità delle funzioni direttive. E' stata prevista una netta distinzione tra le funzioni di giudice e di pubblico ministero". L'Associazione Nazionale Magistrati ritiene quindi che "le radicali riforme introdotte nell'ordinamento giudiziario richiedano di essere sperimentate e verificate sul campo. Una nuova riforma dell'assetto della magistratura non serve ai cittadini e al paese. Né serve al funzionamento della giustizia riaprire il dibattito e il confronto sul sistema costituzionale della magistratura". Pertanto l'ANM è contraria a modifiche costituzionali del sistema delle garanzie, alla separazione delle carriere del giudice e del pubblico ministero e alla creazione di un CSM separato per i pubblici ministeri, "in quanto ne discenderebbe inevitabilmente la perdita di autonomia e di indipendenza del pubblico ministero". L'associazione delle toghe e' inoltre contraria alla riforma della composizione del CSM e alla riforma del sistema disciplinare e sottolinea che "Il sistema di autogoverno non è certamente immune da difetti e disfunzioni. Ma aumentare il peso della politica nell'organo di autogoverno e in sede di giudizio disciplinare non servirà a risolvere i problemi reali, servirà solo a dare maggiore potere alla politica sui giudici e a ridurre la indipendenza e l'autonomia della magistratura. Sfidiamo chiunque - conclude la nota della GEC - a sostenere che i magistrati scelti per dirigere gli uffici giudiziari da parte di un CSM a maggioranza politica sarebbero migliori di quelli attuali." Ma, secondo il presidente dell'Unione camere penali, Oreste Dominioni, intervenuto a Roma a margine di un convegno sulla riforma della giustizia organizzato ieri dall'UdC, "Mentre la riforma del processo civile puo' andare avanti per conto proprio, quella del processo penale e' compenetrata con questioni ordinamentali", come la separazione delle carriere e la riforma del CSM. Per la prima a giudizio del presidente UCPI "Bisogna costituire un ruolo dei giudici e un ruolo dei pubblici ministeri, a ciascuno dei quali si acceda per distinti concorsi, con la possibilita' del passaggio dall'uno all'altro anche attraverso concorsi riservati", mentre si dovrebbe prevedere "due Csm, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, con una composizione diversa da quella prevista oggi". "All'interno dell'assemblea - secondo Dominioni - i togati devono essere in percentuale minoritaria rispetto ai laici eletti dal Parlamento, mentre una parte deve essere nominata dal presidente della Repubblica" mentre, circa le competenze, "andrebbero ridotte a quelle previste dalla Costituzione, togliendo quelle che, via via, si sono accumulate in capo al Consiglio superiore della Magistratura per legge o per varie circolari". Riguardo poi all'obbligatorieta' dell'azione penale, secondo Dominioni "bisogna ripristinarla di fatto, con criteri di esercizio selettivi stabiliti dal Parlamento. Solo allora si recuperera' la legalita''' evitando che la decisione sia lasciata all'arbitrio del singolo magistrato. I penalisti sono d'accordo nel dover impegnarsi sull'efficienza, ma senza tralasciare "la qualita' del processo". Inoltre per i penalisti occorre abolire il fuori ruolo per i magistrati. L'UCPI confida nell'apertura manifestata dall'opposizione su tali proposte di riforma, ma in diversi fanno notare come i commenti favorevoli alle modifiche prospettate da esponenti della maggioranza e in parte sostenute dall'UCPI siano venuti soltanto da alcuni esponenti del centrosinistra, come i parlamentari radicali (da sempre favorevoli alla separazione delle carriere) e alcuni esponenti ex DS a suo tempo invece contrari alle stesse prospettive cui oggi si mostrano favorevoli. Nel resto dell'opposizione si registrerebbe invece una posizione compatta in difesa di alcuni punti fermi come un unico CSM ed il no alla separazione delle carriere, considerati baluardi dell'indipendenza della magistratura. Secondo Michelina Grillo, prsidente dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura, si deve invece poter discutere di tutto senza tabù: assetto della giurisdizione, organizzazione giudiziaria, processo civile, Csm e separazione delle carriere. Grillo, intervenuta ieri mattina al seminario Udc, a margine dei lavori ha dichiarato: "Adesso non si deve più tornare indietro. Le prese di posizione di questi giorni dimostrano che sulla Giustizia ci si può confrontare, senza anatemi e con spirito costruttivo. Riformare un sistema inefficiente, ingiusto e dannoso, com’è quello attuale, è un dovere per chiunque governa". È essenziale, però, secondo l'avv. Grillo, "che non si tratti di riforme imposte e calate dall’alto. Per questo è fondamentale il contributo di tutte le forze politiche e di tutti i soggetti protagonisti della Giurisdizione". "Come avvocati - ha aggiunto la presidente OUA, "lavoriamo da anni per questo obiettivo ed apprezziamo l’idea fatta propria oggi dall’on. Michele Vietti, di rendere permanente questo tavolo di confronto tra avvocati, magistrati, politica e accademia, per accompagnare il percorso riformatore annunciato dal Ministro, sino al suo definitivo compimento. È infatti qualcosa che si avvicina molto alla proposta che abbiamo lanciato da tempo di una Costituente per la Giustizia: rappresenta quindi per l’Oua un importante risultato raggiunto". Secondo Grillo, "Finita la stagione delle delegittimazioni reciproche è ora di discutere sul merito delle questioni ed individuare gli obiettivi. Non ci possono essere tabù: anche mettere mano alla Costituzione, che in alcuni punti mostra segni di obsolescenza, purchè con equilibrio e senza porre in discussione l’autonomia della magistratura, è possibile. Si deve poter discutere, ad esempio, di riforma del Csm, di separazione delle carriere e obbligatorietà dell’azione penale. Temi già affrontati dall’Oua in sede di Bicamerale". Occorre anche, secondo l'OUA, "intervenire in modo deciso e organico sul processo civile, per ridurre i tempi e aumentare le garanzie e l’efficienza, modulando un rito, il cui modello abbiamo sommariamente illustrato, che consenta di conseguire risultati di semplificazione, tendenziale unificazione, razionale impiego della risorsa magistrato e compatibilità con il processo telematico. Occorre poi riflettere – opinione apparsa largamente condivisa – sulla possibilità di continuare oggi a rimettere alla giurisdizione, risorsa preziosa, l’intero spettro della tutela dei diritti". "Appare dunque plausibile - secondo l'avv. Grillo - riservare il monopolio statale assoluto sulla giurisdizione a quelle materie, come il diritto criminale e di famiglia e stato delle persone, che investono i diritti indisponibili, ed ipotizzare di consentire ai corpi intermedi della società, tra cui gli Ordini professionali, di costituire organismi giurisdizionali e di conciliazione secondo criteri di accreditamento predeterminati per legge, da affiancare ai Tribunali statali, con l’affermazione ineludibile del ruolo della difesa, per moltiplicare l’offerta di Giustizia al cittadino, eventualmente con un ruolo attivo delle Regioni nell’organizzazione del servizio". ___________ NB:
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