20 luglio 2008

 
     

"La Magistratura è un problema" ? E mafia e 'ndrangheta?
di Alessandro Balducci

Confesso che è molto difficile riuscire ad essere ragionevoli quando si sentono le dichiarazioni di certi uomini politici.

Siamo in un Paese dove lo Stato ha rinunciato al controllo del territorio in tre Regioni perché non riesce - o per incapacità, o per mancanza di volontà o, nei casi più gravi, per complicità - a contrastare i poteri forti criminali che controllano l'economia, la società e le Istituzioni.

Siamo al punto che la commistione malefica tra interessi criminali ed interessi tra settori della politica deviata ha prodotto un risultato unico al mondo: una delle più importanti e belle città d'Italia, Napoli, sommersa dai rifiuti.

Viviamo in un Paese - unico nell'Occidente industrializzato - dove ben 35 sono i Magistrati caduti sotto i colpi di mafie e terrorismo; buona parte di questi servitori dello Stato sono stati uccisi nella sola Sicilia. Senza contare, ovviamente, agenti di scorta, poliziotti, Carabinieri, agenti di custodia e tutti gli altri onesti lavoratori che hanno perso la vita nella loro azione quotidiana di contrasto alle mafie.

Sfido io chiunque di voi a trovare un solo Paese al mondo che vive una situazione di guerra alle Istituzioni da parte dei poteri criminali come il nostro! Penso che neanche la Colombia possa vantare un tale triste primato, con tutto il rispetto per il popolo e le istituzioni colombiane.

E così, in questo sciagurato Paese, capita che in prossimità dell'anniversario della strage di via D'Amelio, dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta, un esponente politico di primo piano - non certo il segretario di una sezione territoriale - si metta a dichiarare che "La magistratura è un problema".

Avete capito bene! E poi, non contento, questo illustre personaggio propone per il "problema Magistratura" la seguente soluzione: «Bisognerebbe far eleggere i magistrati dal popolo, così possiamo sperare che venga fuori il meglio».

Se il problema, come pare di capire dalle parole pronunciate dall'esponente politico è una presunta politicizzazione della magistratura, allora l'UNICA COSA CHE NON SI DEVE FARE è proprio l'elezione dei magistrati. Pensate a cosa potrebbe accadere nelle solite regioni dove lo Stato non è in grado di far rispettare un minimo di legalità, dai divieti di sosta fino alle regole per gli appalti; pensate un attimo a quali magistrati potrebbero essere eletti in contesti politico-sociali come quello campano, siciliano, calabrese. Siamo proprio sicuri che così "venga fuori il meglio"?

La nostra Costituzione è stata studiata e compilata da uomini che fecero la Resistenza e combatterono contro la più feroce delle dittature: il fascismo. Essa già contiene le indicazioni e le strade da seguire non solo per contrastare i Poteri Criminali che sono IL VERO E UNICO GRANDE PROBLEMA di questo Paese; ma contiene anche quei principi che, se seguiti ed applicati, consentono di realizzare e consolidare uno Stato di Diritto mettendoci al riparo da derive populistiche ed autoritarie. Due di questi principii sono costituiti proprio dalla separazione dei poteri dello Stato e dall'indipendenza della Magistratura. Sono queste le strade da seguire con convinzione e con perseveranza.

L'assoggettamento del potere giudiziario alla "volontà popolare" o ai voleri dell'esecutivo di turno è foriero solo di grandi disgrazie. Una volta stabilito che anche i giudici debbano essere "di parte" non ci sono più limiti alle scorrerie ed alle prepotenze dei criminali organizzati e dei potenti.

Abbiamo già visto, nel caso di Napoli, quali disastri possano essere perpetrati da una politica disonesta e collusa con le mafie. Ed abbiamo anche visto come, in certi casi, la magistratura indipendente costituisca, purtroppo, l'unico forma di contrasto a certe situazioni pericolosissime per la cittadinanza. Dico purtroppo perché in un Paese normale non si dovrebbe neanche arrivare a situazioni di tale grave pericolo sociale.

E poi abbiamo un illustre precedente ad esemplificarci a quale tipo di tragedie possa portare un potere esecutivo non distinto dal potere giudiziario. Duemila anni fa, in una terra bagnata dal Mediterraneo, il console romano di quella Provincia dell'Impero, Ponzio Pilato, si era quasi convinto dell'innocenza di Gesù. Ma invece di farlo giudicare da una corte di giudici imparziali, preferì ergersi lui stesso - che era governatore - a "giudice popolare". E così radunò la popolazione chiedendo loro se preferivano condannare a morte Gesù o un tal Barabba, noto criminale locale. Ma la "tifoseria organizzata" dei sostenitori di Barabba vociava e gridava più forte.

Il resto è storia nota.

Speciale giustizia

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