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16 luglio 2008
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Privacy
: relazione 2007 , media , intercettazioni e trasparenza pubblica L'Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha presentato oggi, presso la Sala della Lupa di Palazzo Monte Citorio, la Relazione sull'attività svolta nel 2007. La Relazione illustra i diversi fronti sui quali è stata impegnata l'Autorità nel suo undicesimo anno di attività, fa il punto sullo stato di attuazione della legislazione sulla privacy ed indica le prospettive di azione verso le quali intende muoversi il Garante. Nella sua presentazione, il presidente del Garante, Francesco Pizzetti, ha parlato di "Un Paese che vuole tutto sapere e tutto conoscere, ma nel quale è purtroppo tuttora irrisolto il cortocircuito tra le ragioni della giustizia, dell'informazione e della tutela della riservatezza. Un Paese nel quale avvengono intrusioni insopportabili nella vita quotidiana da parte di un marketing molto aggressivo mentre permane una diffusa indifferenza per la protezione dei dati in settori delicatissimi quali credito, sanità, amministrazione finanziaria, strutture di servizio". Riguardo alla attualissima questione della trasparenza, il Garante ha sottolineato che "Nella società dello spettacolo si moltiplicano i talk show basati su fatti ed episodi della politica, della vita sociale, delle relazioni interpersonali, che mettono in piazza, nei moderni fori telematici, vicende spesso anche privatissime. Vengono esposte a una discussione inevitabilmente superficiale, informazioni raccolte in indagini giudiziarie, in attività mediche di cura e diagnosi, strettamente legate alle condizioni fisiche e psichiche delle persone. Cose che richiederebbero di essere valutate con cognizione dei fatti, nelle sedi opportune, da chi ha gli strumenti adatti per coglierne a pieno il significato. In una parola: troppi processi mediatici; troppa commistione fra realtà e reality". Pizzetti ha rivolto "un appello accorato soprattutto agli uomini dei media. Fermatevi e riflettete. Questa non è vera informazione, non è trasparenza, non è un servizio che si fa all'opinione pubblica e alla democrazia. Non è giusto, in nome di una trasparenza che diventa prima di tutto spettacolo, e talvolta persino morbosità, invocare la legittimità di ogni invasione nella sfera più intima e riservata delle persone". Il Garante ha sottolineato di avere "pochi strumenti a disposizione di fronte a questi fenomeni. Non manchiamo tuttavia di intervenire ogni volta che è necessario. Nella maggior parte delle occasioni con moniti e raccomandazioni; in casi estremi con provvedimenti di divieto o di blocco" ed ha chiesto "al Parlamento, e specificamente ai Presidenti delle due Camere, misure opportune per evitare che nelle interrogazioni e nelle interpellanze pubblicate in rete dopo anni, siano riportati dati e fatti che, utili per il dibattito parlamentare di allora, possono però continuare a ledere gravemente le persone citate". Pizzetti ha aggiunto che la "trasparenza" nell'azione dei poteri pubblici non significa necessariamente pubblicare una grande quantità di dati e di informazioni, perche' "Possono esserci casi in cui, in base alle finalità da perseguire, i dati e le informazioni sono troppi e troppo generici e possono quindi indurre in errori di comprensione o ledere gravemente la dignità delle persone" mentre "possono esserci invece casi in cui i dati forniti sono insufficienti per il formarsi di una opinione consapevole". Egli ha spiegato che "I principi fondamentali della nostra disciplina dicono che i dati forniti devono essere definiti sulla base dello scopo che ci si propone, secondo criteri di necessità, proporzionalità e finalità. Gli stessi principi possono essere posti con pari utilità alla base di una trasparenza autentica ed efficace" ed ha auspicato che, come nel Regno Unito, anche in Italia si attribuisca in futuro ad una medesima Autorità sia la tutela della riservatezza sia la garanzia del diritto di accesso". Riguardo alla sicurezza, il Garante ha detto che "Dopo i ripetuti accessi abusivi degli anni passati, l'Autorità ha speso molte energie per aiutare il C.e.d. del Dipartimento di p.s. a mettere in sicurezza i suoi dati. Purtroppo, le nostre prescrizioni non sono ancora diventate tutte pienamente operative. La recentissima estensione a tutti gli agenti di polizia urbana e locale non solo dell'accesso ai dati (cosa che in parte già era prevista) ma anche della possibilità di inserire informazioni direttamente nel C.e.d., rende più urgente che mai dare piena attuazione alle nostre prescrizioni, con gli adeguamenti che si rendessero necessari. Bisogna evitare accessi illeciti, inserimento di dati falsi o volutamente errati, utilizzazioni improprie". Pertanto Pizzetti ha chiesto al Ministro dell'Interno di coinvolgere l'autorita' per la privacy nell'attuazione della nuova normativa ed ha ricordato che "la protezione dei dati non è mai un limite alla sicurezza, ma anzi, è funzionale a una 'sicurezza sicura'. Lo verifichiamo ogni giorno, anche al di là dei settori di polizia. Ogni volta che apriamo una verifica su una grande banca dati, pubblica o privata, constatiamo la carenza delle misure protettive" ed ha detto che "E' importante giungere al più presto alla definizione di quante e quali siano le grandi banche dati pubbliche. Un Paese che non conosce neppure quali e quante sono le sue banche dati e che non sa proteggerle è un Paese arretrato, che espone a gravi rischi non solo i cittadini ma anche gli operatori della giustizia, della sicurezza, dell'amministrazione finanziaria, solo per citare alcuni tra i settori più delicati nei quali in questi anni si sono verificati rilevanti furti o usi illeciti di dati". Sull'acquisizione e conservazione dei dati biometrici e del DNA, il Garante ha sottolineato che "Urge una legislazione chiara in materia di banche del DNA. Il legislatore deve definire i tempi di conservazione; le finalità per le quali tali campioni o i loro marcatori possono essere conservati; il tempo entro il quale essi devono essere distrutti; le regole che devono presiedere al loro utilizzo. Un'ulteriore considerazione, infine, sull'uso dei dati biometrici. L'utilizzo di questi dati, anche nella forma del prelievo delle impronte digitali, si va diffondendo a macchia d'olio, sia nel mondo del lavoro sia in altri ambiti. Il Garante non può che ripetere un fermo e chiaro invito alla moderazione nell'uso di questi strumenti, in quanto potenzialmente lesivi della dignità delle persone". "È assolutamente necessario - ha ammonito PIzzetti - che si eviti di fare ricorso a queste tecniche secondo criteri discriminatori, specialmente di natura etnica o religiosa, che contrastino con la nostra Costituzione e con le Carte dei diritti fondamentali dell'uomo e del cittadino che il nostro Paese ha siglato. Quando poi si tratta di minori le cautele devono essere moltiplicate. Soprattutto deve sempre essere chiarito, al di là di ogni dubbio, che a questo si fa ricorso solo quando non è possibile usare altri strumenti e comunque sempre e soltanto al fine, dimostrato, di proteggere i minori e la loro integrità, anche fisica. Questo è ciò che vuole la tradizione italiana del rispetto del diritto e della persona. Questo ci impongono l'Europa e i vincoli internazionali". Per quanto riguarda la protezione dei dati negli uffici giudiziari, secondo il Garante essa "è ancora quasi all'anno zero" e cio' ha comportato da parte dei suoi uffici "ripetuti appelli ai Ministri della giustizia che si sono succeduti e al CSM affinché venisse data la necessaria attenzione a questi gravissimi problemi". Tuttavia "Difficoltà organizzative, scarsezza di risorse, problemi di organico: tutti i ben noti nodi della giustizia sono stati invocati per ritardare la adozione delle misure richieste, anche se qualche timido segnale di attenzione lo abbiamo potuto registrare, specialmente da parte dei magistrati che svolgono periodicamente le attività ispettive presso i diversi Uffici e distretti". Sulle questioni legate alle intercettazioni telefoniche, all'uso dei tabulati di traffico telefonico e telematico, ai molti e diversi materiali che possono essere acquisiti nel corso delle attività investigative o utilizzati nei processi penali, Pizzetti ha osservato che "Troppo frequentemente in questi anni le informazioni raccolte durante le indagini sono state oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi. Fenomeno questo che, nella misura e nei modi in cui in molti casi è avvenuto, ha costituito e costituisce indubbiamente una anomalia tutta italiana, che ha aperto nel Paese un vivo dibattito che non diminuisce e non accenna a placarsi. I termini del problema sono chiari. Un primo nodo vero è se e fino a che punto sia giusto che notizie acquisite nel corso d'indagini giudiziarie possano essere rese pubbliche al di fuori del processo, e spesso prima ancora che il processo inizi". "Non bisogna dimenticare - ha sottolineato il garante - che le intercettazioni, così come in genere l'uso dei dati di traffico telematico sono, oltre che uno strumento di indagine, anche una delle forme più invasive della nostra sfera personale. Infatti esse incidono pesantemente su quella libertà di comunicazione che l'art. 15 della nostra Costituzione considera un diritto fondamentale, comprimibile solo con atto motivato dell'autorità giudiziaria e con le garanzie stabilite dalla legge. L'eventuale pubblicazione del loro contenuto da parte dei media trova fondamento esclusivamente nel diritto, parimenti costituzionalmente garantito, di cronaca e di informazione. Questo significa che si devono sempre pienamente rispettare le regole del codice deontologico dei giornalisti; che le informazioni non devono essere state raccolte illegittimamente o con raggiri; che il giornalista deve valutare sempre se sussiste un effettivo interesse della pubblica opinione a conoscere; che occorre sempre aver cura di salvaguardare la dignità delle persone; che le persone pubbliche hanno sì una tutela attenuata ma hanno comunque diritto al rispetto della loro vita strettamente privata". L'Autorità ha imposto prescrizioni onerose ai gestori telefonici e dato istruzioni precise agli uffici giudiziari. A questi ultimi in particolare e' stato raccomandato la concentrazione delle attività in uniche sedi di ascolto; la comunicazione cifrata dei rapporti con i gestori; l'adozione di modalità tecniche per tracciare chiunque abbia accesso ai dati; la rigorosa limitazione delle persone che possono conoscerli. Pizzetti ha ora rinnovato l'appello "a che il disegno di legge sulle intercettazioni sia completato prevedendo l'obbligo di adottare specifiche misure tecniche rigorose di protezione, da definire anche in collaborazione col Garante" ed ha chiesto al Ministro della Giustizia di dare agli Uffici giudiziari "le risorse necessarie a proteggere i dati dei cittadini. Per questo auspichiamo vivamente che gli eventuali risparmi derivanti dalla riduzione delle intercettazioni siano destinati in modo vincolato ad innalzare le misure di protezione". Nella relazione, l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali - composta da Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan e Giuseppe Fortunato - traccia il bilancio del lavoro svolto dall'Autorità e indica le prospettive di azione verso le quali intende muoversi il Garante nell'obiettivo di costruire una autentica ed effettiva protezione dei dati personali. Fra i settori in cui ha operato il Garante: la messa in sicurezza delle grandi banche dati pubbliche e private (Anagrafe tributaria, Ced del Ministero dell'interno, gestori telefonici); le intercettazioni; la raccolta di impronte digitali e dati biometrici; la protezione dei dati giudiziari; la banca dati del Dna; le nuove tecnologie; il corretto rapporto tra diritto di cronaca e dignità delle persone; le esigenze di semplificazione degli adempimenti per le imprese. E ancora: il fenomeno delle telefonate pubblicitarie indesiderate; la videosorveglianza sempre più estesa; il controllo sulle e-mail dei lavoratori; la tutela dei minori; Internet. Particolare attenzione è stata riservata nel 2007 alle esigenze delle imprese per facilitarne gli adempimenti e garantire al contempo la corretta gestione dei dati personali di utenti e consumatori, anche in un quadro di economia globale e trasferimenti massicci di informazioni tra Paesi. Numerose le Audizioni parlamentari. Tra le più rilevanti, quelle in materia di testamento biologico, sulle frodi al consumo, sull'Anagrafe Tributaria. I provvedimenti collegiali adottati nel 2007 sono stati circa 500. I ricorsi diminuiscono, passando dai 435 del 2006 ai 316 del 2007. Segno che aumenta il rispetto della legge da parte dei cittadini, imprese, istituzioni e che molte controversie si compongono spontaneamente o trovano sbocco davanti al giudice ordinario. Rilevante incremento si è registrato nelle risposte a segnalazioni e reclami, passate dalle 2717 del 2006 alle 3078 del 2007 (in particolare, credito al consumo, telefonia, pubblicità non gradita, Internet, giornalismo, dati personali dei dipendenti). Il Collegio ha reso 16 pareri al Governo e al Parlamento, dei quali 8 in materia di banche dati e di informatizzazione della Pubblica Amministrazione. Diciotto i pareri sui regolamenti adottati da enti pubblici relativi al trattamento di dati sensibili o giudiziari. Le ispezioni effettuate sono cresciute da 350 a 452 con un aumento del 30% rispetto al 2006, registrando un incremento in linea con gli obiettivi che l'Autorità si è posta degli ultimi anni. I controlli hanno riguardato, in particolare, operatori telefonici, call center, società farmaceutiche, anagrafe tributaria, strutture sanitarie, istituti di credito, sistemi di videosorveglianza. Le violazioni amministrative contestate sono passate dalle 158 del 2006 alle 228 del 2007. I proventi riscossi a titolo di pagamento delle sanzioni ammontano a 814.625 euro, e a 185.000 euro quelli pagati per estinguere il reato in materia di misure di sicurezza. Sono state approvate numerose Linee guida per specifici settori: la “Guida pratica e misure di semplificazione per le piccole imprese”; le Linee guida sul rapporto di lavoro privato e pubblico; quelle sui rapporti con la clientela in ambito bancario e quelle sulla pubblicazione e diffusione di atti e documenti di enti locali. Presto verranno adottate linee guida sul trattamento dati nell'ambito delle sperimentazioni cliniche di medicinali. Gli interventi più rilevanti hanno riguardato: telecomunicazioni (intercettazioni, conservazione dati di traffico telefonico e telematico, tabulati telefonici); giornalismo e informazione (cronache giudiziarie, tutela dei minori, dati sullo stato di salute e sulla vita sessuale); marketing (telefonate indesiderate, servizi non richiesti, “profilazione” a fini commerciali dei clienti, “carte di fedeltà” della grande distribuzione); pubblica amministrazione (redditi on line, attività fiscale, Anagrafe tributaria, interconnessione e sicurezza banche dati, trasparenza emolumenti pubblici); sanità (dati genetici, dati sanitari su Internet, riservatezza nelle strutture sanitarie, sicurezza dei dati); lavoro (sistemi di rilevazione biometrica, navigazione in Internet e controllo dei lavoratori, sistemi di videosorveglianza); giustizia e polizia (misure di sicurezza per uffici giudiziari, impronte digitali, banche dati Dna, Ced del Dipartimento di P.s.; periti e consulenti dei giudici); nuove tecnologie (localizzazione, nuovi servizi satellitari, geomarketing); Internet (motori di ricerca, condivisione files musicali, reti sociali, sanità on line); scuola e università (uso di videofonini, scrutini e voti scolastici, preiscrizioni universitarie); vita sociale (telecamere nei condomini, esecuzioni immobiliari); sistema impresa (semplificazioni, trasferimento di dati all'estero, documento programmatico della sicurezza, liberalizzazione del settore dell'energia); sistema bancario e assicurativo (sistemi di informazione creditizia, telephone banking, riservatezza nell'uso dei dati dei clienti). Importante l'attività internazionale del Garante nella UE, nel Consiglio d'Europa, nell'OCSE e nei gruppi attuativi dei trattati europei. Come Autorità italiana e come Presidenza del WPPJ, il Garante ha partecipato ad Audizioni presso la Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni del Parlamento europeo, su tematiche relative all'uso, esteso anche ai bambini, delle impronte digitali sui passaporti e alla profilazione degli immigrati per motivi etnici e razziali. ___________ NB:
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