14 maggio 2008

 
     

Conflitto arabo-israeliano fra paradossi e interessi occulti
di Rodolfo Roselli*

Capire profondamente gli altri è un antidoto per combattere il fanatismo. Certe situazioni che sembrano cristallizzate e incapaci di trovare soluzioni, sono in realtà dominate da aspetti paradossali che nascondono le vere ragioni dei problemi e quindi impediscono, riflettendo su queste, di trovare idee risolutive. Uno di questi casi è l'annoso conflitto arabo-israeliano che è costellato di questi paradossi. Riuscire a ragionare, senza essere condizionati dalle passioni, consentirebbe alle popolazioni tutte di dimenticare la loro perpetua ostilità.

Il primo paradosso è che gli Ebrei e gli Arabi sono sempre stati due popoli accomunati dagli stessi persecutori, che li hanno trattati con disprezzo e brutalità, e i loro persecutori facevano parte sempre dei popoli europei. Gli arabi, attraverso il colonialismo, l'imperialismo e lo sfruttamento. Gli Ebrei attraverso la discriminazione,la persecuzione, le espulsioni e infine con lo sterminio di massa. Due vittime degli stessi oppressori, che avrebbero dovuto sviluppare tra loro un sentimento di solidarietà e non di odio.

E invece il paradosso sta nel fatto che non hanno capito, anzi le informazioni distorte che giornalmente ricevono non permettono loro di comprendere questa indiscutibile realtà. Gli Arabi considerano gli Ebrei come gli ultimi crociati, cioè una estensione dell'Europa, mentre gli Ebrei vedono negli Arabi l'incarnazione dei nuovi discriminatori, dei nuovi artefici di un altro sterminio.

Altro paradosso è che per essere a favore della pace e per farsi perdonare le antiche colpe, gli europei dovrebbero aiutare gli uni e gli altri senza alcuna distinzione e fornire le giuste informazioni che contrastino le folli ideologie, e favoriscano quella disperata voglia di vivere che hanno tutti gli esseri umani, che facciano comprendere che a nessuno conviene mettere in gioco la propria vita per favorire quei poteri occulti che sui cadaveri fondano il loro benessere e potere. E invece Stati Uniti e Occidente prediligono aiutare Israele creando e accentuando l'ostilità verso tutti noi.

Altro paradosso sta nel fatto che il maggior ostacolo ad una intesa tra Arabi ed Ebrei è la volontà d'Israele di costruire la democrazia nel suo territorio. L'avvento di una democrazia in territori le cui popolazioni sono state sempre sottoposte ai poteri corrotti, sarebbe proprio per questi poteri, l'ultima cosa che desidererebbero e per contro il benessere per le popolazioni. Ma l'avvento della democrazia è strettamente legato alle dimensioni di un futuro stato d'Israele a maggioranza ebraica. Se Israele, nei suoi confini includesse tutti i territori oggi contenenti anche gli insediamenti ebraici, sarebbe uno stato a maggioranza araba.

Nei territori della Cisgiordania vivono 450.000 coloni, ma solo 250.000 sono effettivamente in quei territori perché il resto è concentrato a Gerusalemme est, per contro negli stessi territori vivono circa 25 milioni di palestinesi. Includendo questi territori, Israele avrebbe una popolazione a maggioranza palestinese, ed è proprio questa la ragione per la quale Sharon,non certo per generosità, ha abbandonato la striscia di Gaza , perchè con la sua inclusione, la situazione sarebbe ulteriormente peggiorata.

E' evidente che trasferire 250.000 coloni, facendo loro abbandonare le loro proprietà sarebbe un problema enorme, ma l'unica soluzione possibile alternativa sarebbe farli restare ove sono, ma con adeguate garanzie di non essere discriminati da un governo della Cisgiordania con palese maggioranza palestinese. Ma, data questa situazione, logica vorrebbe che si evitasse di aggravarla, ed invece un ulteriore paradosso è che il governo d'Israele non ferma la crescita di questi insediamenti, spacciandola per una crescita naturale, mentre lo stesso ministro israeliano della cultura afferma invece che le radici d'Israele sono ben piantate in questi territori e quindi esclude ogni limitazione.

Questo vorrebbe anche dire per questa area l'instaurazione di una pace che non piace nemmeno agli integralismi religiosi di entrambe le parti. Quindi un ulteriore paradosso è che un pericolo democratico creerebbe una pace non desiderata dalle religioni sia ebraica che islamica. Siamo dunque alla assurdità che le religioni promuovono lo stato di guerra e ostacolano la pace. Purtroppo questo paradosso è anche una realtà e costituisce la base dei poteri oscuri che minano la pace.

Questo è dimostrato dal fatto che quando l'integralismo ebraico era stato messo a tacere, perché gli israeliani avevano capito che il sionismo dei coloni era un ostacolo alla pace, e si era smesso di considerare la spartizione come forma di concessione ai palestinasi, e quindi vantaggioso un ritiro unilaterale, ecco che, per ostacolare questo progetto, si sono scatenati gli integralisti islamici che, con Hamas, hanno rifiutato la spartizione e lanciando i razzi su Istraele. Dunque è fallito il piano di ritiro graduale d' Israele dai territori occupati.

Dietro i due integralismi si nascondono i poteri occulti che alimentando un conflitto perenne, permettono di destinare ingenti risorse delle due parti, che potrebbero sostenere la vita della gente, per acquistare armi, per ricattare i governi, per alimentare un patriottismo utile solo per mandare al macello gli innocenti. Il patriottismo che storicamente è solo un paravento per non confessare le vere ragioni per le quali si trova utile ammazzarsi vicendevolmente. Il falso patriottismo dei soldati romani che combattevano per avere donate terre da coltivare, quello dei crociati che combattevano perché autorizzati a saccheggiare le proprietà sia dei cristiani che degli infedeli, il patriottismo dei soldati americani ingaggiati per combattere in Iraq per non restare disoccupati in patria, i combattenti islamici che cercano di sistemare se stessi e la famiglia.

Un hezbollah riceve da 1000 a 1200 dollari al mese, godono di copertura sanitaria, una forma di previdenza sociale, scuole gratuite per i figli,prestiti per la casa, affitti agevolati, rimborsi per riparare i danni alle abitazioni, bonus per le famiglie numerose, e chi scende nelle piazze a dimostrare spontaneamente riceve 20 dollari ogni corteo. Ai martiri vanno somme di indennizzo alle famiglie che possono arrivare fino a 25.000 dollari. Sono pagati gli informatori, sono pagati i cosiddetti minatori che scavano gallerie per far passare le armi, da 100 a 120 dollari al giorno. Tutto pagato dai dollari del governo americano e dai petrolieri arabi da una parte e dal traffico di oppio e droghe dall'altra parte. E mentre i poteri occulti bivaccano a Montecarlo, nelle Bahamas o a Las Vegas, folle di disperati patriotticamente vendono la pelle propria e dei propri cari, per loro.

Una situazione di questo genere è allettante economicamente non solo per i disperati immigrati arrivati in Europa, ma anche per persone cresciute in una civiltà che ripudia questi suicidi e queste stragi e quindi, altro paradosso è che si hanno anche fra i kamikaze anche europei. E' evidente che esiste anche un massiccio lavaggio del cervello che nulla hanno a che fare con la religione islamica cellule che operano in questo modo ce le siamo trovate anche a Cologno Monzese e Reggio Emilia con ramificazioni in Francia, Gran Bretagna, Belgio e Svizzera.

Il triste successo di questi indottrinamenti è documentato dal fatto che tra il 2003 e 2006 ben 150 cittadini britannici, 50 francesi e otto italiani si sono fatti esplodere come kamikaze. I servizi segreti britannici stimano che nel loro paese vi siano da 2000 a 4000 di altri aspiranti kamikaze. Oltre tutto è stato segnalato che la propaganda islamica cerca di trovare nuovi adepti anche tra i ragazzini di 15 o 16 anni, perché più facilmente influenzabili. Occorre che tutti capiscano che insieme possono avere il potere di essere attori e non spettatori e che se tutti rifiutassero di farsi ammazzare, la pace arriverebbe immediatamente.

L'ultimo paradosso è il comportamento sia degli Stati Uniti che dell'Europa. Invece di agire cooperando con tutte le parti in causa , per dimostrare l'equidistanza dell'occidente e la volontà di sbloccare la situazione, si è deliberato di destinare una ingente quantità di denaro, solo ai palestinesi di Al-Fatah, discriminando Hamas e le popolazioni di Gaza, e non rimuovendo tutte le restrizioni imposte da Israele per merci e persone, che non permettono investimenti nei territori palestinesi per avere un PIL decente, oggi al -2 %. Sono stati stanziati 7,4 miliardi di dollari (circa 5 miliardi di euro) dei quali 108 milioni di euro dall'Italia.

Soldi che non servono politicamente perché inaspriscono la contesa tra Hamas e Al Fatah, che non servono a rilanciare l'economia per le restrizioni sopra dette, che non diminuiscono il debito palestinese perché sono destinati solo a pagare gli stipendi dei 170.000 impiegati statali della Cisgiordania e che quindi rappresentano solo una elemosina temporanea, utile solo per rafforzare la dipendenza di quelle popolazioni dalla volontà degli occidentali.

Pensare dunque che esista una volontà dell'occidente di risolvere definitivamente il problema è pura follia. Ma le conseguenze che ne seguiranno saranno tutte orientate a rafforzare le motivazioni del terrorismo islamico, soldi così che noi paghiamo per aumentare la nostra insicurezza.

* intervento su Radio Gamma 4 del 14.5.2008

Speciale pace

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