13 maggio 2008

 
     

Napolitano : magistrati indipendenti , organizzati , aggiornati e riservati
di Mauro W. Giannini

La responsabilita' della funzione, la buona organizzazione e la lentezza di processi sono alcuni dei temi affrontati dal Capo dello Stato nell'incontro, ieri, con i giovani magistrati tirocinanti.

"Il recupero graduale della funzionalità del servizio e, con esso, della fiducia istituzionale passa anzitutto attraverso una buona organizzazione. - ha detto Giorgio Napolitano - A questo proposito, rilievo fondamentale rivestono le prove 'virtuose' di alcuni uffici anche perché esse permettono di non chiedere tutto a innovazioni normative. La relazione svolta dal Primo Presidente della Corte di Cassazione alla inaugurazione dell'anno giudiziario 2008 e il progetto di diffusione delle 'migliori pratiche' di recente programmato dal Ministero della giustizia confermano l'intento di incentivare, con sempre maggiore costanza, gli sforzi organizzativi- ha continuato il presidente, spiegando che "Non è un caso che la normativa secondaria del Consiglio Superiore della Magistratura, tempestivamente emanata per rendere applicabile la riforma dell'ordinamento giudiziario, abbia inserito tra gli indicatori della capacità - oggetto delle valutazioni periodiche quadriennali - l''attitudine del magistrato ad organizzare il proprio lavoro', 'le modalità di relazione con il personale amministrativo', 'la chiarezza espositiva e la capacità di sintesi nella redazione dei provvedimenti giudiziari'".

"Un serio e severo confronto anche con voi stessi nell'applicazione di questi principi, non arresta solo la tendenza all'aggravamento dei tempi di durata del processo, ma rappresenta un modo per avvicinare la istituzione che rappresentate alle quotidiane esigenze dei suoi utenti. L'esercizio della giurisdizione costituisce infatti il contenuto di un servizio primario che lo Stato deve rendere ai suoi cittadini. Assume perciò prevalente importanza la vostra capacità di calarvi nella realtà del paese, facendovi carico delle ansie quotidiane e delle aspettative che nutre la collettività e non dimenticando mai che i diritti e gli interessi sui quali siete chiamati a pronunciarvi promanano da situazioni che vedono al loro centro l'uomo con i suoi problemi e le sue ansie di giustizia", ha aggiunto Napolitano.

"La complessità dei fenomeni sociali e la velocità dei loro mutamenti impongono la progressiva maturazione di una consapevolezza piena del ruolo del magistrato e della sua fisionomia costituzionale - ha detto ancora il presidente della Repubblica in altro passaggio del suo discorso -. La sottovalutazione della dimensione istituzionale del lavoro giudiziario non consente di cogliere il nesso inscindibile tra sapere tecnico e valore della professione. Riduce i bisogni di formazione alla somministrazione di nozioni e soluzioni interpretative con una pericolosa indifferenza sul versante della costruzione di una compiuta coscienza giudiziaria che è invece indispensabile per un uso deontologicamente corretto dei poteri di giudice o pubblico ministero. Un esercizio accorto di questi poteri non può prescindere da indispensabili percorsi formativi che sviluppino modelli di comportamento ispirati all'assoluta discrezione e alla misura. A essi deve accompagnarsi un responsabile atteggiamento individuale che impone anche di non cedere ai protagonismi e alle esposizioni mediatiche, e di accostarsi al processo con coraggio e umiltà, ponendo attenzione al rispetto delle parti e dei loro diritti, e ad una adeguata preparazione preventiva del singolo caso sottoposto al giudizio. In questo modo il processo può svolgersi in un clima di serietà, dignità e riservatezza com'è necessario".

Serenità, impegno, laboriosità ed equilibrio rappresentano secondo Napolitano il primo presidio dell'autonomia e indipendenza dei magistrati: "Non sono purtroppo infrequenti - se ne sono riscontrati molti di recente - episodi di ritardo cui sono talvolta connesse clamorose scarcerazioni di imputati o indagati per delitti allarmanti o odiosi. In più occasioni, ho sottolineato che simili condotte finiscono per minare il prestigio della magistratura e gettano discredito anche sui magistrati - e sono la maggioranza - che svolgono con professionalità e diligenza le loro funzioni. Sono persuaso che, prendendo atto delle mie preoccupazioni e allontanando anche qualsiasi tentazione personalistica che non si confà alla funzione che avete scelto di svolgere, saprete apprezzare l'esercizio dell'attività di vigilanza cui sono deputati i capi degli uffici. La tempestività e il rigore del loro controllo sono doverosi e indispensabili. Essi rendono un importante servizio alla credibilità della magistratura".

Il presidente ha ribadito che "la sola, alta missione da assolvere è quella di applicare e far rispettare le leggi attraverso un esercizio della giurisdizione che coniughi il rigore con la scrupolosa osservanza dei principi del giusto processo e delle garanzie cui hanno diritto tutti i cittadini. E' questo l'unico modo non soltanto per essere, ma anche per apparire autonomi e indipendenti. Voi sarete 'soggetti soltanto alla legge' e quindi innanzitutto alla legge fondamentale della Repubblica, a quella Costituzione di cui stiamo celebrando il 60° anniversario. Non traggano in inganno i dibattiti del passato e l'impegno che legittimamente si rinnova per obbiettivi di riforma della Carta costituzionale. Da nessuna forza politica sono stati finora messi in discussione i principi e gli indirizzi fondamentali, che non si esauriscono nei soli primi 12 articoli della Carta, ma ne abbracciano tutta la prima parte e nel suo nucleo essenziale anche il Titolo IV, d'altronde di recente già significativamente riformato nell'articolo 111. Alla salvaguardia di questi valori fondamentali e irrinunciabili è preposto il Consiglio Superiore della Magistratura, chiamato a tutelare i magistrati da qualsiasi forma di delegittimazione, ma anche a richiamarli a non discostarsi dal loro codice etico".

"Per parte mia - ha concluso il presidente della Repubblica - sarò sempre garante dei valori a presidio dei quali l'autogoverno della Magistratura è stato pensato nella Costituzione. Sappiate, dunque, essere degni del prestigio della vostra funzione e iniziate la vostra attività con quella pienezza di impegno che è essenziale per la concreta realizzazione dei principi di democrazia, libertà, eguaglianza e legalità che presiedono alla civile convivenza. Quello di oggi è per voi soprattutto un giorno di augurio. E' per questo che voglio concludere il mio saluto con le parole usate da Piero Calamandrei nella prefazione all'"Elogio dei giudici scritto da un avvocato". Il grande giurista dedica il suo libro alla "moltitudine anonima dei giudici… e specialmente ai più giovani e ai più oscuri, a quelli che spinti dalla vocazione hanno appena varcato la soglia della Magistratura e ai quali è affidato il compito di render sempre migliore, cioè sempre più umana, la giustizia dell'avvenire" ".

Speciale giustizia

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