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13 maggio 2008
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Pubblica
amministrazione : tagli ai costi , fannulloni e mobbizzati I dipendenti fannulloni della pubblica amministrazione vanno licenziati. Una frase bella e d'impatto lanciata a suo tempo da Pietro Ichino e ora rilanciata dal neoministro Renato Brunetta. Una frase che trova d'accordo il 90% degli Italiani (anche i dipendenti della PA lavoratori onesti, ma soprattutto imprenditori, dipendenti privati e disoccupati alla ricerca di un lavoro). Ma quali sono i criteri per licenziare? E chi decide? Teniamo presente che oggi i reati per chi timbra il cartellino e poi esce esistono gia' e sono truffa contrattuale (eventualmente aggravata) e falso idelogico, falso in atto pubblico o anche abbandono del posto di lavoro nel caso in cui possa derivare pregiudizio all'incolumita' delle persone ed alla sicurezza degli impianti (come puo' accadere nella PA ad un medico o a un insegnante di minori). Quest'ultima e' anche una giusta causa di licenziamento immediato. Il problema e' che chi timbra e se ne va lo fa in genere col placet del dirigente (che realizza un mero favoritismo o si fa ricambiare il favore), altrimenti basterebbe chiamare i Carabinieri per prendere il reo in flagrante. Quindi, a chi il governo chiederà di controllare e selezionare per poter licenziare? Guardando ai criteri gia' proposti durante le precedenti legislature da destra e sinistra si rischia che a pagare saranno i non allineati, i mobbizzati, quelli che danno fastidio ma non perche' fannulloni, anzi, magari perche' piu' accurati nel lavoro, perche' "secchioni" o perche' legalitari (pensate ad un addetto all'amministrazione che faccia le pulci a conti ed appalti addomesticati dal dirigente o dall'amministratore pubblico disinvolto...). Anche perche', si sa, i mobbizzati col tempo finiscono col restare spesso a casa in malattia (perche' il mobbing genera varie sindromi) o in aspettativa (per sfuggire al clima dell'ufficio). Pertanto possono essere facilmente etichettati come fannulloni. Perche' - invece di inventare metodi di selezione opinabili e suscettibili di strumentalizzazione - non applicare la legge che c'e' gia' e magari incriminare i dirigenti che non l'hanno applicata fino ad oggi? I dirigenti, infatti, sono solo ex dipendenti che hanno fatto carriera o che hanno vinto - come nella scuola - un concorso per preside venendo poi promossi a dirigenti con un provvedimento generale ed un corso che nelle intenzioni avrebbe dovuto instillare loro le capacita' manageriali, il che e' un'utopia. Non sono stati cioe' selezionati in genere in base alla competenza e alle capacita', ma - se non vanno avanti per promozioni successive (in certi settori della PA tutti i funzionari diventano prima o poi dirigenti) - spesso avanzano grazie ad amicizie politiche. Quindi ci possono essere dirigenti capaci di riconoscere e valorizzare le risorse e dirigenti che le risorse migliori le mortificano, dirigenti onesti e dirigenti scorretti che abusano della funzione. Ma, se lo scopo e' il risparmio e non l'efficienza (parola demagogica la cui reale applicazione non e' mai interessata a nessuno, altrimenti dopo vari anni di governi Berlusconi e Prodi - visto che l'attuale primo ministro non e' un uomo nuovo ma e' sempre quello di due anni fa - non ci troveremmo nelle condizioni in cui siamo) e' piu' facile e comodo tenere al proprio posto i dirigenti - anche se inadeguati - e far cadere un bel po' di teste nelle fasce basse della scala impiegatizia. L'importante e' quante teste si tagliano, non quali. E pazienza se per "educarne cento" si fa fuori qualcuno che non c'entrava ma che magari era inviso ai dirigenti. Anzi, meglio, cosi' si capisce chi comanda e ci si adegua, senza uscire dal seminato, avere idee proprie e mettere in discussione cio' che e' imposto dall'alto, mentre oggi il 'posto sicuro' era almeno una garanzia per chi si opponeva alla malagestione. In tal modo l'amministrazione pubblica sara' piu' governabile (che non significa efficiente, ma serva del potere). E se parliamo di settori come l'istruzione o la giustizia si capisce l'incredibile rischio che si corre. In definitiva, quando vi dicono tagliamo un po' di teste, dovreste chiedere prima come, e poi valutare se votare entusiasti il solito sondaggio pronto sul solito giornale. Altrimenti rischiate che la prossima testa ad essere tagliata sara' la vostra, anche se siete gran lavoratori, anzi, magari proprio perche' siete troppo zelanti. E magari il vostro collega d'ufficio, quello amico del direttore che chiudeva un occhio davanti alle sue pause-caffe' e pause-spesa e pause-secondo lavoro, restera' al suo posto. Ridendo di voi e continuando a fare cio' che gli assicura una vita beata e la copertura per le proprie violazioni. La soluzione sta invece a mio avviso nel selezionare i dirigenti in base alla capacita' e competenze, svicolando il tutto da meccanismi politici e clientelari e ponendo loro degli obiettivi da realizzare. L'assenteismo a quel punto diminuira' drasticamente per una 'selezione naturale della specie', poiche' i lavoratori pubblici bravi ma sfiduciati dagli attuali dirigenti, gli emarginati, i mobizzati, si vedranno riconosciuti impegno e professionalita' e vedranno eliminate preferenze e scorrettezze, tornando al lavoro con piu' lena, mentre chi pensa di evadere i suoi doveri contrattuali con assenze durante le ore di lavoro si vedra' deferito alle competenti autorita' (indipendenti dall'amministrazione stessa) per le condanne penali e le conseguenti sospensioni o licenziamenti per giusta causa del caso. Da un capo che vedra' come un peso non chi intralcia le sue le mire personali, ma chi intralcia il lavoro al servizio del cittadino. ___________ NB:
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