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24 aprile 2008
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La
liberta' del bavaglio . L'opinione La liberta' di mantenersi informati è sempre una continua lotta contro il potere. L'invenzione della stampa a caratteri mobili è stato un balzo compiuto dal mondo verso la libertà e la civiltà. E' stato lo strumento che ha scardinato completamente il rapporto tra il potere e il cittadino. Ha messo in difficoltà il monopolio dell'informazione e dell'insegnamento che era saldamente detenuto dal potere e dalla Chiesa medioevale. In Italia la prima tipografia sorse a Subiaco nel 1463, messa in piedi da un monaco che cominciò a stampare opere religiose che si diffusero rapidamente anche per il loro costo accessibile a tutti, ciò 33 anni dopo la scoperta di Gutenberg. Non a caso le 95 tesi di Lutero, contro le indulgenze, affisse sulla porta della chiesa di Wuttemberg, e poi riportate a stampa, avviarono il movimento religioso della Riforma che non fu messo a tacere proprio per la diffusione della quale potè godere. Nel 1550 , quattro anni dopo la morte di Lutero, in Germania erano già stati stampati circa 10.000 libri sugli argomenti di Lutero. Altra storia ha avuto la libertà di stampa in Italia, con una editoria e giornalismo nati in ritardo rispetto a quello delle altre nazioni. Quando in America già erano diffusi i giornali popolari, noi avevano un giornale, il Conciliatore, con poche diecine di copie, sul quale scriveva anche Silvio Pellico. E proprio per reprimere la libertà di stampa Silvio Pellico, essendo uno dei primi eroi della carta stampata, fu mandato dagli austriaci nel carcere dello Spielberg. Ma prontamente il potere in Italia, avendo percepito il pericolo che correva, mise subito le mani sul giornalismo. E la bassa circolazione dei quotidiani in Italia è anche il risultato della poca fiducia che essi suscitano nell'opinione pubblica, che considera quasi tutti i giornali essere al servizio dei partiti, o di imprenditori, chiaramente schierati, che li condizionano economicamente. E' evidente questa sfiducia quando, su circa 55 milioni di abitanti, in Italia circolino solo 6 milioni di quotidiani. Una carenza d'informazione che è una carenza di libertà. Le ultime parole famose le pronunciò il presidente Ciampi in occasione di una sua visita ad un giornale genovese il 9 febbraio 2002, in quella occasione affermò: "non c'è democrazia sana se non c'è pluralismo dell'informazione, sia nella carta stampata, sia nel sistema radiotelevisivo". E con queste fatidiche parole abbiamo scoperto ancora una volta l'acqua calda. In Italia non esiste l'informazione obiettiva, anzi non deve esistere, sarebbe un dovere dei giornalisti essere obiettivi, ma la ricerca della verità non solo è difficile ma costa molta fatica e fa correre il rischio di perdere il posto. Quindi è molto più facile scrivere sotto dettatura di chi elargisce lo stipendio, e far credere al pubblico di avere detto la verità. Anzi qualche giornalista soffre anche di ideologia schizofrenica, cioè un giorno la pensa e scrive in un modo, e l'indomani scrive il suo contrario. Con una disinvoltura mentale che permette simultaneamente di sostenere due tesi opposte, che è qualcosa di peggio della malafede. La dimostrazione più evidente dei fatti sopra detti, viene fornita durante le competizioni elettorali, perchè è proprio in occasione di queste che il potere teme di essere messo in discussione. Di conseguenza ogni artificio è utile per evitare questa sciagura. Il sottile stratagemma è quello di limitare al massimo la libertà d'informazione mediante una simulazione di democrazia, in modo che ogni critica a questo modo di fare possa essere bollato come antidemocratica. Ma anche l'informazione più generale è stata sacrificata per dare spazio ai partiti. Nessuno ha mai spiegato le modalità di voto per le elezioni regionali, provinciali, municipali e circoscrizionali. Qui restava una minima libertà di scelta nominativa, cosa che doveva essere scoraggiata e pertanto ignorata al massimo. I partiti correvano il rischio che, di soppiatto, s'infiltrasse qualcuno poco obbediente. Nessuno ha mai ricordato la possibilità di voto disgiunto, ove all'elettore era concesso di votare per un sindaco e anche per un partito e candidato municipale di un partito che non appoggiata quel sindaco. Solo dimenticanze? Sarebbe ingenuo crederlo. La legge sulla 'Par Condicio' ne è un esempio luminoso. Esaminando questa legge si scopre che è un capolavoro della burocrazia che, simulando una equa distribuzione degli spazi anche televisivi, ha costruito una rete complessa di vincoli e adempimenti che costringe anche le stazioni televisive di modeste dimensioni, a creare una struttura complessa, tipica delle grandi emittenti,solo per soddisfare queste esigenze. E' evidente che tutto questo contribuisce a far tacere queste emittenti che sono considerate le più ribelli rispetto al potere. Inoltre con questo modo di gestione degli spazi gratuiti, limitati ad un massimo di 3 minuti, messi in contenitori sequenziali, si scoraggia e si annoia l'ascoltatore, ostacolato sia a comprendere i sintetici messaggi, sia a distinguere le differenze fondamentali. Altro discorso vale per gli spazi a pagamento, e per le cosiddette 'cronache elettorali' inserite generosamente nei telegiornali nazionali delle principali reti RAI e MEDIASET, fatte passare per informazioni, ove i partiti maggiori hanno praticamente il monopolio. Chi ha più soldi e potere gode di maggiore visibilità. Da notare che i maggiori partiti godendo dei lauti rimborsi elettorali non hanno difficoltà a pagare ampi spazi e quindi la nostra democrazia è una democrazia solo per ricchi. Ma la stessa legge, che dovrebbe assicurare parità di trattamento a tutti i concorrenti, contiene esplicitamente la clausola che il 50% degli spazi disponibili deve essere assegnata in proporzione alla forza elettorale ottenuta dal partito alle elezioni precedenti. E come dire che in una gara sportiva, il campione che ha vinto la competizione precedente, deve partire cento metri prima degli altri. Ma la simulazione democratica non si ferma qui. Infatti gli spazi disponibili dovrebbero servire ai vari candidati, presenti nelle liste elettorali, in modo equanime, proprio per far conoscere le idee di ciascuno e i propri propositi agli elettori. Ma tutto questo non è vero perchè gli spazi non vengono assegnati ai candidati, ma vengono assegnati ai partiti, e solo loro sono responsabili della loro distribuzione. E' evidente che in questo modo la partitocrazia s'impossessa della libertà d'informazione e la distribuisce solo a coloro che nelle liste godono del favore delle segreterie, lasciando a bocca asciutta gli altri. Emergono dunque solo i candidati favoriti dal partito e gli altri restano semplicemente dei 'portatori d'acqua'. Ma la funzione del giornalista dovrebbe anche essere quella di creare una palestra per uno scambio leale di commenti, suggerimenti e critiche, e non prestarsi a fare da cassa di risonanza di atteggiamenti che non hanno nulla nè di costruttivo e neppure di propositivo, ma servono solo per fare del rumore, spesso fastidioso, a qualunque costo. E così oggi se si vuol conquistare un quarto d'ora di notorietà basta strepitare, minacciare, intimidire, basta trasformare un convegno o un incontro una questione di ordine pubblico, basta che in ogni occasione sia indispensabile un cordone di polizia, e se non basta qualche tafferuglio, qualche vetrina rotta, qualche auto incendiata , qualche ferito, o 'meglio' qualche morto, è l'ideale per scatenare una sistematica intolleranza con le successive rituali esecrazioni, sconfessioni, reciproche accuse ,e il rito delle dichiarazioni di solidarietà. Tutto questo non è minimizzato dalla stampa come un aspetto da dimenticare, ma enfatizzato dai soliti esperti dei vari settori che, con le loro dotte e non richieste opinioni, anche loro riescono a recuperare un pezzetto di notorietà personale. Tutto fa brodo per il trionfo delle minoranze sparute, quasi inesistenti, che smodatamente aggressive, settarie, chiassose, prima di scatenarsi si assicurano la presenza delle telecamere e dei giornalisti, per tenere costantemente in ostaggio la cultura e il dialogo. Se qualcuno osserva queste manifestazioni spontanee di migliaia di persone, vomitate dai centinaia di pullman provenienti da ogni parte, per fare una gita fuori porta, finanziata dal partito, osserva che tutti sono tranquilli e sereni finchè non arriva la stampa e la televisione. Ma appena si percepisce questa presenza, tutti diventano comparse della farsa che, ovviamente, sono stati pagati a recitare, se poi in premio c'è qualche concerto di piazza gratuito, è meglio. E' questo l'unico sistema corrente per impedire che qualcuno semplicemente parli, dica la sua opinione, ascolti le ragioni degli altri e sia poi in grado di farsi serenamente una propria opinione. Guai a farsi una propria opinione, l'opinione è quella del più furbo e più prepotente... *stralcio dell'intervento su Radio Gamma 5 del 23 aprile 2008 ___________ NB:
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