22 aprile 2008

 
     

Turchia e diritti : commissione parlamento UE spinge per riforme
di Gabriella Mira Marq

La commissione per gli affari esteri del parlamento UE ha adottato ieri sera una relazione in cui esorta la Turchia ad effettuare cambiamenti significativi, pur avendo riscontrato alcuni progressi nella legislazione turca.

La relazione "accoglie con favore l'impegno del Primo Ministro Erdogan che il 2008 sarà l'anno delle riforme" e "invita il governo turco a rispettare le sue promesse", mettendole in pratica, sottolineando che "la modernizzazione e' in primo luogo nell'interesse della Turchia" e che "ulteriori ritardi nuoceranno gravemente al ritmo dei negoziati" con la UE.

La relazione spinge a modificare l'art. 301 che mina la liberta' di espressione nel Paese (ad esempio permettendo la condanna penale degli scrittori e giornalisti che parlino del genocidio armeno) e un emendamento del quale e' stato inviato dal governo di Ankara al Parlamento, ritenenfolo solo un primo passo verso una riforma radicale di questo articolo. Gli eurodeputati fanno riferimento anche ad "altri articoli" ed esortano il Governo e il Parlamento turchi "a svolgere questa riforma senza indugio, in modo che nessuno di questi articoli possono essere utilizzato per la limitazione arbitraria della liberta' di espressione."

La commissione e' "preoccupata per le implicazioni della chiusura del partito AK", e che "si attende che la Corte costituzionale turca rispetti i principi dello Stato di diritto, le norme europee e gli orientamenti della Commissione di Venezia sul divieto dei partiti politici."

La relazione "accoglie con favore il fatto che nel 2007 la democrazia abbia prevalso sui tentativi da parte dei militari di interferire nel processo politico", e incoraggia il governo a "compiere ulteriori sforzi sistematici per garantire che la leadership politica democraticamente eletta porti la piena responsabilita'" sulla politica interna, la sicurezza e la politica estera" e che "le forze armate rispettino pienamente tale responsabilita' riconoscendo pienamente e in modo inequivocabile il controllo civile".

La relazione esorta il governo turco a lanciare un'iniziativa politica a favorire una soluzione duratura della questione curda comprendendo un "piano globale per rafforzare la situazione socio-economica e lo sviluppo culturale del sud-est della Turchia". Essa chiede inoltre una "reale possibilita' di imparare la lingua curda all'interno del sistema scolastico pubblico e privato", e il suo utilizzo nella comunicazione, nella vita pubblica e nei servizi pubblici.

Viceversa, pur considerando che un eventuale divieto di esistenza del partito turco DTP sarebbe "controproducente per una soluzione politica", e deplorando le condanne ai politici e sindaci per l'utilizzo di lingua curda, come la recente condanna di Leyla Zana, la relazione "esorta il partito DTP, i membri del parlamento e i sindaci a prendere le distanze nettamente dal PKK", mentre invita il PKK a un cessate il fuoco immediato.

Quanto alle donne, la commissione dell'europarlamento sottolinea che e' necessario "garantire la parita' tra i sessi, evitare l'uso di criteri morali vaghi, astenersi da percepire le donne soprattutto come membri della famiglia o della comunita' e riaffermare i diritti umani delle donne". Nella relazione si rileva inoltre "la delusione e la preoccupazione di una parte della popolazione che la revoca del divieto di indossare il velo nelle universita' non sia parte di un piu' ampio pacchetto di riforme sulla base di una vasta consultazione della societa' civile.".

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