17 aprile 2008

 
     

Voto di preferenza e Chiesa Cattolica : un'opinione come un'altra
di Rita Guma

Leggo un intervento di "Donatella Poretti, parlamentare radicale, eletta al Senato per il Partito Democratico", nel quale si critica il sostegno della Conferenza Episcopale Toscana al voto di preferenza.

Fra gli argomenti della parlamentare emergono i seguenti:
"Le 'vecchie e care' preferenze che tanto hanno fatto la fortuna della partitocrazia italiana, sono auspicate come il toccasana, si' che le parrocchie potranno ritornare a svolgere la funzione di veicolare i "santini" che tutti i candidati in lizza hanno stampato e diffuso per anni, e si' che in ogni lista l'apparato della chiesa vaticana possa determinare in modo incisivo chi dovrebbe essere eletto o meno.
Tutti dicono di volere la riforma elettorale, ma sulla sua realizzazione nutro diversi dubbi, soprattutto perche' la nuova maggioranza si e' disegnata proprio grazie a questo tanto vituperato sistema di nomine dei partiti piuttosto che di scelta degli elettori, e perche' si dovrebbe cambiare visto che la stabilita' e il potere raggiunto sono quelli desiderati?
Io auspico, e mi impegnero' in tal senso, che se riforma elettorale ci dovra' essere, che sia nel rispetto della volonta' dell'elettore e della governabilita' del Paese, e mi risulta che l'unico sistema efficace in questo senso sia quello americano dell'uninominale secca con consultazioni primarie normate per legge e non dagli apparati dei partiti a loro immagine e somiglianza.
Ma soprattutto auspico che non ci siano vie di mezzo, o ritorni al passato, che consentano a poteri separati come quello vaticano di avere il proprio drappello di condizionamento e indirizzo all'interno degli eletti
".

Mi pare che questa volta l'anticlericalismo abbia prevalso sul rispetto della sovranita' e capacita' di discernimento dei cittadini elettori.

In primo luogo, al posto della Poretti io mi vergognerei di essere stata eletta (in questa e nella precedente legislatura) senza preferenza, cioe' non per scelta dei cittadini, ma per imposizione, nel caso del PD, del suo nominativo fra i primi nomi in lista alle elezioni.

In secondo luogo, sul fatto che la nuova maggioranza sia stata "disegnata proprio grazie a questo tanto vituperato sistema di nomine dei partiti piuttosto che di scelta degli elettori" ci sono varie considerazioni da fare.

La prima e' che il sistema senza scelta da parte del cittadino e' vituperato da tanti laicissimi e sostenitori della non ingerenza della Chiesa (come noi) per l'imposizione da parte delle segreterie dei partiti. Inoltre il sistema elettorale attuale e' stato criticato anche dalla Corte Costituzionale nel suo pronunciamento sui referendum. Infine, persino il suo autore (Calderoli) lo ha vituperato chiamandolo 'porcata'.

Quanto al fatto che questa volta ne sia uscita una maggioranza ben definita e' un fatto matematico dovuto al forte divario di voti fra vincitori e vinti ed al fatto che il PDL+Lega abbia vinto al Senato nella maggior parte delle circoscrizioni, acquistando cosi' il premio di maggioranza quasi ovunque. Se il divario fosse stato minore e le vittorie nelle circoscrizioni al Senato fossero state ripartite in modo quasi uguale fra i due schieramenti, si sarebbe avuta la situazione di instabilita' del precedente governo, cioe' il contrario di quanto afferma la Poretti. E comunque questo aspetto non c'entra assolutamente niente con la preferenza.

Se ci fosse la preferenza, infine, non solo la Chiesa potrebbe distribuire i santini, ma anche tante altre organizzazioni, con il risultato di un parlamento composto piu' o meno con i 'pesi' culturali di adesso ma magari persone un po' piu' aderenti all'immagine che i cittadini hanno della politica.

Ed infatti politici fedeli al Vaticano ce ne sono tanti oggi che non c'e' la preferenza quanti ieri (non solo nell'UdC ma anche nel PDL e nel PD) perche' il problema non e' la preferenza, ma i consensi che queste persone (quando non fideisticamente legate al cattolicesimo e quindi coerenti con le loro convinzioni e pratiche di vita) e i loro partiti di appartenenza sperano di ottenere presso l'elettorato cattolico e preso i Vescovi mostrando di aderire ai dettami della CEI.

Se per questo la CEI si e' anche pronunciata contro la candidatura di Cuffaro (tramite la sua stampa) e dichiaratamente per l'impegno dei politici contro la mafia, pronunciamenti che semmai potevano danneggiare i partiti che si dichiarano piu' vicini alle posizione della Chiesa (su famiglia, aborto, coppie gay ed eutanasia).

Poi anche noi siamo per le primarie e per la laicita' dello Stato, ma non sacrifichiamo l'obiettivita' per l'astio verso chicchessia.

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