10 aprile 2008

 
     

Tibet : esperti ONU chiedono alla Cina rispetto norme internazionali
di Tara Fernandez

Preoccupati per le notizie di arresti di massa nella Regione Autonoma del Tibet e nelle zone circostanti della Cina, un gruppo di esperti indipendenti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno chiesto l libero accesso di osservatori indipendenti e giornalisti a quelle aree e piena trasparenza da parte delle autorita' di Pechino.

I sei relatori del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (che, lo ricordiamo, operano gratuitamente per l'organismo mondiale) sono il relatore speciale sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, Philip Alston, il relatore speciale per la promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione, Ambeyi Ligabo, la relatrice speciale sulla libertà di religione o di credo, Asma Jahangir, il Rappresentante Speciale del Segretario Generale sugli attivisti per i diritti umani, Hina Jilani, l'esperto indipendenti sulle questioni delle minoranze, Gay McDougall, e il Relatore speciale sulla tortura, Manfred Nowak.

"Siamo profondamente preoccupati per i rapporti secondo cui le forze di sicurezza sparano sui manifestanti e sulle presunte uccisioni" hanno detto oggi gli esperti da Ginevra invitando la Cina a "conformarsi pienamente al suo impegno per la liberta' di espressione e di riunione, e di distinguere tra manifestanti pacifici e coloro che commettono atti di violenza", oltre che a permettere l'accesso alle regioni interessate "per i giornalisti e osservatori indipendenti, le garanzie per il libero flusso di informazioni.

Inoltre gli esperti ONU chiedono alle autorita' "la piena attuazione delle norme internazionali in materia di trattamento dei manifestanti" e delle persone detenute sia nella Repubblica popolare di Cina che in altri Paesi in cui le proteste si stanno svolgendo. Il governo cinese e' stato chiamato ad "eliminare le restrizioni imposte ai mezzi di comunicazione, tra cui siti Internet che in tutta la Cina limitano l'accesso alle informazioni relative alla Regione autonoma tibetana".

Informazioni ricevute dagli esperti parlano dell'arresto, il 28 e il 29 marzo, di oltre 570 monaci tibetani, compresi alcuni bambini, a seguito di incursioni da parte delle forze di sicurezza nei monasteri delle province di Ngaba e Dzoge e nella Regione autonoma tibetana. Secondo i rapporti, sono stati effettuati arresti di persone sospettate di partecipazione alle proteste e di alcuni sospettati di comunicare con la comunita' tibetana in esilio.

Speciale diritti

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