13 marzo 2008

 
     

Israele : attacco alla scuola rabbinica , proposta la pena di morte
di Rico Guillermo*

La tregua e' finita dopo l'attentato nella scuola rabbinica di Gerusalemme e la risposta di Tel Aviv, che ha ucciso quattro militanti della Jihad islamica fra i quali ritiene ci fosse il mandante dell'attacco. Ma il dibattito in Israele - causa l'orrore seguito all'attacco alla scuola religiosa nel cuore del Paese, in cui sono morti otto studenti - prende in considerazione anche la pena di morte, vista da alcuni come l'unica soluzione per garantire che i colpevoli paghino.

Le forze israeliane hanno ucciso ieri quattro militanti palestinesi in Cisgiordania, poche ore dopo la richiesta da parte di Hamas della fine dei raid come condizione per un cessate il fuoco palestinese. Le forze speciali israeliane hanno centrato con granate e colpi d'arma da fuoco l'auto su cui viaggiavano i quattro. L'esercito israeliano ha confermato di aver eseguito l'attacco, dicendo che lo scopo iniziale era l'arresto ma che i soldati hanno dovuto aprire il fuoco dopo aver visto che tre dei militanti palestinesi erano armati con fucili d'assalto.

I militanti rimasti uccisi, ha detto un portavoce israeliano, facevano parte della Jihad islamica e avevano "preso parte ad attacchi terroristici in cui molti israeliani hanno perso la vita". Funzionari palestinesi hanno identificato tra i morti un leader locale della Jihad, Mohammed Shahada, mentre il quarto uomo apparteneva alla Brigata dei Martiri di al-Asqa, braccio armato di Fatah. Dopo quest'azione, la Jihad a sua volta promette vendetta, e quindi riprende la sequela di rappresaglie reciproche.

E mentre l'esercito israeliano ha applicato di fatto la pena di morte al presunto assassino ed ai suoi compagni di viaggio, alcuni in Israele discutono appunto di pena capitale, argomentando che le situazioni emergenziali e a volte disperate richiedono misure drastiche. "Ogni incontro di Ebrei, in qualsiasi momento, ovunque, e' un obiettivo legittimo per questi assassini" afferma il rabbino S. Weiss su IsraelNN, aggiungendo che "Non vi è alcuna 'Convenzione di Ginevra' per fermarli, nessun confine morale per limitare i loro crimini".

E, dopo gli attachi kamikaze, continua il rabbino, in Palestina si festeggi ed anche i "terroristi 'per bene' come Abu Mazen" non dichiarano che il crimine e' stato sbagliato, dicendo solo che "danneggia gli interessi palestinesi". "In tale contesto - afferma il rabbino - dobbiamo prendere misure drastiche. Una delle cose che Israele deve fare è attivare la pena di morte - usata solo una volta nella nostra storia, quando l'architetto dell'Olocausto Adolf Eichmann fu giustiziato per impiccagione il 1 giugno 1962 - contro ogni terrorista che sopravvive a un attacco, o contro coloro che direttamente lo abbiano assistito nello svolgimento del suo crimine".

Il rabbino ricorda che "La pena capitale non è un soggetto popolare in questi giorni" e cita le dichiarazioni dell'Unione Europea e alcuni (generici) leader religiosi che si oppongono a prendere una vita data da dio. Ma cita anche fonti ebraiche che parlano male della pena di morte, come il Talmud, che chiama un tribunale ebraico, che giustizia una persona in 70 anni, un "tribunale sanguinoso" o Maimonide, che scrive: "E' meglio prosciogliere un migliaio di persone colpevoli di mettere a morte un unico innocente". Eppure, il Talmud, per non parlare della Torah, sottolinea il rabbino Weiss, cita numerose occasioni in cui i criminali sono stati giustiziati e sentenziano che la pena capitale puo' essere istituita "quando i tempi lo richiedano".

Per sostenere la sua richiesta di pena capitale il rabbino cita anche un sondaggio Gallup effettuato negli Stati Uniti, che ha rilevato che il 60% della popolazione non solo sostiene la pena di morte, ma ritiene che non venga comminata abbastanza spesso. Secondo il rabbino, uccidere un assassino e' giustizia, dato che "questi animali che prendono di mira i civili non hanno diritto di vivere". Inoltre uccidendo un terrorista ci si assicura che lui o lei non potra' piu' commettere omicidi. Infine, secondo il rabbino, "vi e' sicuramente un elemento di dissuasione creato da pena capitale", come in America.

Peccato che proprio negli USA vi sia il dibattito opposto, e che uno degli argomenti piu' usati, a livello locale e mondiale, contro la pena di morte, sia che non e' provato il suo effetto dissuasivo sui criminali, mentre e' provato che molto spesso si condannano innocenti, come ogni giorno dimostra il test del DNA. Tuttavia questo non dovrebbe costituire un problema per chi gia' condanna i 'mandanti' senza processo e li giustizia dall'alto, magari insieme a due o tre persone che erano in sua compagnia. L'orrore per un attacco che prende di mira i civili sembra giustificare altro orrore, in una spirale senza fine.

* si ringrazia Claudio Giusti

Speciale voli e prigioni CIA

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