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17 agosto 2007
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Uganda
, violazioni dei diritti umani : vittime , si impedisca l'impunita' L'ufficio dell'alto commissario per i diritti dell'uomo dell'ONU ha reso pubblico questa settimana un nuovo studio condotto sulle vittime del conflitto nel nord dell'Uganda e mirante a focalizzare la questione giustizia. L'indagine qualitativa realizzata in loco dettaglia le percezioni delle vittime del conflitto sulla responsabilita', la riconciliazione e la giustizia di transizione ed ha lo scopo di contribuire alle discussioni in corso su come far superare all'Uganda del Nord il periodo degli abusi, delle violazioni e delle diseguaglianze economiche e sociali profonde, in particolare tenendo conto dei colloqui di pace che si tengono a Juba fra il governo dell'Uganda e l'Armata di resistenza del Signore (LRA). Da gennaio a giugno 2007, l'alto commissariato ha intervistato 1725 vittime del conflitto di 69 gruppi provenienti da tre diverse regioni e si e' avvalsa di 39 mediatori per favorire l'interpretazione culturale delle dichiarazioni provenienti dal gruppo considerato. Il rapporto evidenzia il fatto che le Comunita' giudicano sia l'LRA che il governo responsabili dei danni, dei traumi, delle negligenze e delle violazioni dei diritti e che crede che dovrebbero esserne giudicati responsabili. Molte delle persone intervistate hanno sostenuto la necessita' di un meccanismo giudiziario di transizione che sia articolato in base ai tipi differenti di danni causati e ai livelli differenti dei perpetratori. Lo studio indica la variazione delle percezioni per quanto riguarda il meccanismo che puo' portare meglio alla verita' e alla compensazione, i due fattori identificati costantemente come i bisogni di transizione principali della giustizia dalle diverse comunita' locali. Le persone hanno fatto riferimento in modo diverso ad una combinazione di amnistia, processi interni, corte criminale internazionale e pratiche locali o tradizionali, ma il fattore principale che emerge e' il desiderio di impedire l'impunita'. In precedenza l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo, l'ex magistrato del Tribunale ONU Louise Arbour, aveva sottolineato che "Affinche' un accordo di pace sia durevole esso deve essere basato sui principii della giustizia, della responsabilita' e del diritto. L'accordo deve riaffermare l'impegno di entrambe le parti al principio fondante del diritto internazionale che non ci puo' essere amnistia per i crimini di guerra, i crimini contro l'umanita', il genocidio e le gravi violazioni dei diritti dell'uomo". Ma il leader dei ribelli, Joseph Kony, chiede la revoca del mandato d'arresto da parte della Corte Criminale Internazionale per i crimini di guerra e contro l'umanita' come condizione per sottoscrivere gli accordi di pace con il governo ugandese. La Corte penale internazionale ha infatti emesso il mandato per Kony, per il suo luogotenente Joseph Otti ed altri tre luogotenenti dell'armata, Dominic Ongwen, Okhot Odhiambo e Raska Lukwiya (qust'ultimo poi ucciso in un'azione), per crimini di guerra. Essi hanno stuprato, ucciso, tagliuzzato le loro vittime, rapito minori maschi e femmine, drogati e usati come bimbi soldato, servi o schiavi sessuali e hanno seminato il terrore nei villaggi. Ora sono latitanti. Anche il ministro dell'interno ugandese Ruhakana Rugunda, che conduce i negoziati per il governo, ha affermato la volonta' di questo di convincere il procuratore capo della Corte Luis Moreno Ocampo a cancellare i mandati, anche se alcune settimane prima un tentativo in tal senso era stato smentito, ed il magistrato aveva dichiarato pubblicamente che non c'erano in programma ipotesi del genere e che l'Uganda non aveva fatto una simile richiesta, condividendo la stessa preoccupazione della Corte per il rispetto dei diritti umani. ___________ NB:
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