27 aprile 2007

 
     

Corte Strasburgo : non equo processo con atti accusa secretati
di Gabriella Mira Marq

Le procedure di accusa di collaborazionismo con il passato regime polacco sono state sostanzialmente bocciate dalla Corte di Strasburgo. La corte europea dei diritti dell'uomo ha giudicato infatti all'unanimita' la Polonia colpevole di aver violato il par.1 dell'art. 6 (diritto ad una processo giusto) della convenzione europea sui diritti dell'uomo insieme con il par.3 dell'art. 6 della convenzione per l'applicazione della legge polacca sulla 'Lustracja' dell'aprile 1997 che obbliga i funzionari pubblici a dichiarare la propria estraneita' alle collaborazioni con i servizi segreti comunisti negli anni fra 1944 e 1990.

Nel caso all'esame della Corte, il ricorrente, Tadeusz Matyjek, cittadino polacco che vive a Varsavia, era membro del Parlamento polacco (Sejm) quando ha dichiarato che non aveva collaborato con i servizi segreti durante quel periodo. Successivamente, il commissario per l'interesse pubblico ha portato delle accuse nei confronti di Matyjek e sono state tenute alcune udienze. Il 17 dicembre 1999 la Corte d'Appello di Varsavia, contando su una perizia dell'ufficio di sicurezza di Criminologia e chimica, aveva stabilito che Matyjek era stato un collaboratore intenzionale e segreto dei servizi segreti e che quindi aveva mentito nella sua dichiarazione. Parte del giudizio e' stato pero' secretato.

Matyjek ha fatto appello, affermando che i suoi contatti con la milizia civile e un agente segreto del servizio erano stati puramente privati e non avevano mai preso la forma di collaborazione cosciente. Inoltre ha chiesto l'esame di piu' testimoni ed ha richiesto un'opinione indipendente di un esperto che non fosse appartenuto ad un'agenzia dell'ufficio di sicurezza di Stato. Ma il giudizio d'appello ha ricalcato la prima sentenza, anche se poi la Corte suprema aveva ritrasmesso il processo alla Corte d'Appello trovando una grave imperfezione procedurale perche' la richiesta di Matyjek di ascoltare due testimoni supplementari era stata ignorata.

Dopo alterne vicende, per effetto di una legge interna in vigore all'epoca, il giudizio di colpevolezza era stato ritenuto quello definitivo e di conseguenza, con effetto da quella data, Matyjek e' stato privato del suo mandato come parlamentare e gli e' stato vietato di candidarsi alle elezioni o a qualunque altro ufficio pubblico per i 10 anni successivi. Contando sull'articolo 6 della convenzione, Matyjek ha protestato davanti alla Corte di Strasbugo circa l'infedelta' degli atti contro di lui. Si è riferito specialmente agli atti non equi e a quanto sottoposto a segreto.

La Corte dei diritti dell'uomo ha ribadito un suo precedente giudizio sul fatto che non vi sono i presupposti per ritenere che sia ancora nell'interesse pubblico continuare a limitare l'accesso al materiale classificato sotto i regimi precedenti, ed ha notato che cio' dovrebbe valere soprattutto laddove siano previste norme come quella polacca, dato che le persone contro cui sono portate accuse di collaborazionismo dovrebbero trarre beneficio da tutte le garanzie procedurali stabilite dalla convenzione.

La Corte ha notato che il segreto sollevato relativamente alla documentazione del passato regime potrebbe sussistere solo in casi eccezionali, ma il governo di Varsavia ha dimostrato ch questo viene fatto regolarmente, e non solo in casi eccezionali. Negando l'accesso al fascicolo classificato sulla persona oggetto delle accuse, quindi, e' stato limitato seriamente il diritto di contraddittorio dell'accusato (e degli altri nella stessa situazione). Matyjek aveva quindi dovuto basarsi solamente sulla memoria e questo gli aveva impedito di usare i documenti efficacemente o di mostrarli ad un esperto per un'opinione.

Data la posta in gioco - vale a dire il buon nome di Matyjek, la perdita del suo seggio in Parlamento e il bndo dai pubblici uffici per 10 anni - la corte ha considerato ancora piu' importante che egli potesse avere accesso senza restrizioni al suo fascicolo ed a tutte le note, compresa, se necessario, la possibilità di ottenere le copie dei documenti relativi. All'interno di quel contesto, la Corte ha trovato che la capacità del sig. Matyjek di dimostrare che non era stato colpevole “di intenzionale collaborazione segreta„ con i servizi segreti comunisti era stata limitata significativamente, inficiando il principio delle armi pari in tribunale.

La corte ha concluso che gli atti di Lustracja contro il candidato, presi nell'insieme, erano ingiusti secondo l'art. 6 della Convenzione e che vi era stata quindi una violazione di quelle disposizioni. Secondo l'articolo 41 (soddisfazione giusta), il tribunale ha giudicato, all'unanimita', che l'individuazione in se' di una soddisfazione giusta costituisce un adeguato compenso per danni per danni morali ed ha assegnato al ricorrente 1.220 euro per i costi e le spese.

Sulla legittimita' della legge polacca - che oltre ai responsabili politici e ai magistrati abbliga a dichiarare l'eventuale collaborazione con i servizi segreti comunisti i professori universitari, presidi, amministratori di societa' statali, giornalisti, pena il licenziamento - dovra' esprimersi la Corte costituzionale polacca, ma la sentenza di Strasburgo e' particolarmente interessante perche' si tratta del primo giudizio della Corte europea in materia e le osservazioni della Corte potrebbero essere estese a tutti i processi analoghi.

Inoltre le osservazioni sulla parita' di armi fra le parti e sulla secretazione delle prove sono estensibili ad altri processi nazionali ed internazionali recenti, come quelli di Guantanamo dopo la recente legge antiterrorismo e, in modo speculare, quello Serbia-Bosnia sul genocidio di Srebrenica.

Speciale diritti umani

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