10 aprile 2007

 
     

Genocidio di Srebrenica e Serbia : chiesta visione documenti censurati
di Gabriella Mira Marq

La pronuncia della Corte de L'Aja sulla non colpevolezza della Serbia nel genocidio bosniaco sarebbe stata influenzata dal fatto che Belgrado abbia chiesto il segreto di Stato per motivi di sicurezza nazionale su parte della documentazione acquisita a suo tempo dal tribunale penale internazionale nella causa della Bosnia contro la Serbia.

Nel materiale giunto alla procura de L'Aja nel 2003, infatti, centinaia di documenti riportavano la scritta "segreto di Stato, rigorosamente confidenziale". Essi contenevano le minute dei consigli di guerra dei capi politici e militari iugoslavi, compreso Slobodan Milosevic e avrebbero permesso di inquadrare meglio il ruolo della Serbia nella guerra bosniaca del 1992-95 se la Serbia, l'erede della Jugoslavia, non avesse ottenuto di tenere parte degli archivi lontano dall'occhio pubblico. I suoi avvocati hanno quindi annerito molte pagine sensibili.

Prima che le udienze si aprissero nel 2006, la Bosnia aveva chiesto alla Corte di ottenere dalla Serbia una versione non censurata dei documenti, ma il Tribunale ha rifiutato, dicendo che c'era gia' un'ampia prova dei crimini di guerra nella documentazione pubblica. Piu' richieste analoghe ripetute durante le udienze sono state ignorate e anche il presidente della Corte, la britannica Rosalyn Higgins, ha rifiutato per dire perche' i giudici non hanno permesso l'accesso agli archivi non censurati, facendo un generico richiamo al regolamento e affermando che non era abitudine della Corte discutere le sue decisioni.

Gli avvocati della Bosnia e i difensori dei diritti dell'uomo oggi dicono che il risultato che potrebbe scaturire da una analisi completa della documentazione - soprattutto di quella relativa all'estate del 1995, quando Srebrenica e' stata invasa dall'esercito e dalla polizia - sarebbe differente. In quel periodo il consiglio si e' riunito tre volte, e Mladic avrebbe assistito ad almeno una sessione, ma il verbale di quei giorni manca anche dagli archivi segreti, affermano gli avvocati, che hanno fatto pressione sulla Corte di Giustizia internazionale per avere accesso agli archivi non censurati.

Ma sembra che nemmeno i giudici e i procuratori del tribunale per i crimini di guerra abbiano potuto vedere il materiale censurato. Due dei giudici hanno anche criticato questo aspetto, esprimendo forte dissenso. Fra questi il vicepresidente del Tribunale, secondo cui quel materiale avrebbe potuto indubbiamente fornire risposta a delle domande centrali per il processo. Comunque sicuramente il materiale sensibile e' stato escluso dalle udienze pubbliche della Corte e quindi non si e' potuto usarlo nel dibattimento.

Ora, gli avvocati ed altre persone coinvolte nella vicenda che lamentano questa assenza di informazioni e dicono che l'obiettivo della Serbia nel chiedere l'eliminazione di quelle parti e' stato raggiunto a febbraio, quando la Corte ha dichiarato la Serbia non colpevole di genocidio e l'ha prosciolto dal pagamento di danni potenzialmente enormi.

Uno degli elementi principali che ha scagionato la Serbia dall'accusa di genocidio e' stata peraltro la mancata relazione e continuita' fra l'esercito jugoslavo e quello serbo. Per questo la sentenza di febbraio ha stabilito che quello di Srebrenica fu genocidio, ma la Serbia non puo' essere ritenuta responsabile di averlo promosso o guidato, ne' puo' esserle imputata la guerra in Bosnia.

Tuttavia alcuni avvocati che hanno potuto vedere parte del materiale censurato ritengono che invece quei documenti potrebbero provare questa relazione, e quindi ribaltare le conclusioni della Corte.

Speciale diritti umani

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