NEW del 27 aprile 2006

 
     

Andreotti non e' stato assolto ma non ne avete parlato
da Vincenzo Rocchino

Cara Presidente, Goffredo De Marchis, giornalista di Repubblica, in un articolo di qualche giorno fa, ha definito il Senatore Giulio Andreotti "alla fine assolto da tutto".
Nel processo che lo ha visto imputato per associazione esterna alla mafia, fino agli anni'80 quelle accuse sono state ritenute provate. I reati ascrittigli, però, sono stati giudicati prescritti, il che non lo assolve proprio per niente.
Lo stesso Giulio Andreotti, accettando di candidarsi alla Presidenza del Senato, si comporta come se la prescrizione lo avesse assolto "veramente" dalle accuse per le quali è stato giudicato.

Non posso che constatare amaramente come il livello della legalità in questo Paese, sia diventata una "merce" ormai rara.
Mi aspettavo una decisa presa di posizione, o le proteste più vive da parte di questo Osservatorio; come mai non ci sono state?

Risponde Rita Guma

Caro amico, non abbiamo proprio visto l'articolo in questione. Non riusciamo ad analizzare tutta la stampa italiana, anche perche' ci rifacciamo solo a fonti originali, non copiando i nostri interventi da agenzie e giornali come invece spesso avviene altrove.
Spesso dobbiamo alla segnalazione di amici e lettori - che qui ringrazio - l'individuazione di qualche articolo particolarmente interessante o al contrario disinformativo, e che quindi richiede un commento, e anche segnalazioni di qualche nostra svista, ovviamente involontaria.
L'impegno e' tanto. In queste settimane, poi, all'analisi dei casi legali che per statuto seguiamo si e' aggiunto un considerevole flusso di domande e segnalazioni che sono giunte dai lettori in occasione del voto, il che ci ha indotto a lavorare anche nelle festivita' per rispondere pubblicamente e in privato.
Colgo l'occasione anzi per ringraziare anche tutti i nostri volontari che in modo diverso e talora senza risparmiarsi contribuiscono alla gestione del sito e dell'attivita' dell'associazione e che con modeste risorse riescono a produrre un risultato che lettori e simpatizzanti ci dicono essere di elevata qualita'.

Tornando alla vicenda Andreotti, lo ritengo uno dei piu' fini politici della prima repubblica, oltre che una persona arguta, e credo ci abbia fatto fare ottima figura all'estero durante i suoi governi, diversamente da tanti altri personaggi che si sono avvicendati sulla scena politica in questi anni.
Tuttavia il codice morale di un Paese e' fatto anche di 'segni' e l'elezione alle massime cariche dello Stato e' un messaggio inviato a tutta la societa', quella buona e quella 'cattiva', quindi al di la' dell'essere giustizialisti o 'vendicativi' nei confronti di un qualsiasi XY, vanno posti dei paletti.
Peraltro - oltre al fatto che il presidente del Senato sostituisce il capo dello Stato in caso di impedimento - il presidente di una Camera ha influenza sul calendario dei lavori e non vi deve essere nemmeno il sospetto che il suo operato possa essere infuenzato da collusioni verso la criminalita' organizzata o da astio verso la magistratura.

Come abbiamo spiegato in altre occasioni, la sentenza Andreotti parla chiaro e l'articolo 129 del Codice di procedura penale stabilisce che in caso di prescrizione, quando "dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato... il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere".
La prescrizione quindi non e' assoluzione, ma puo' essere rifiutata dall'imputato, dato che, con sentenza 275 del '90, la Corte Costituzionale stabili' l'illegittimita' costituzionale dell'art. 157 del codice penale nella parte in cui non prevede la rinuncia della prescrizione da parte dell'imputato.
In una sentenza del novembre 2002, poi, la I sez. civile della Corte di Cassazione argomentava che un imputato che non rinunci alla prescrizione con sentenza non assolutoria mostra "di non ritenere sussistenti i presupposti per un'assoluzione nel merito", in parole povere pensa di non poter mostrare la sua innocenza.
E Andreotti avrebbe i mezzi economici per sostenere una prosecuzione del procedimento, al fine di ottenere una assoluzione piena.

Tuttavia oggi si preferisce 'barare' sul significato delle cose e ripetere all'infinito una non-verita' sui media per farla diventare LA verita' e si e' riusciti a convincere molta parte della popolazione che altre versioni siano di parte o che si tratti di cattiveria, accanimento e giustizialismo, per cui si crea un muro che impedisce alle informazioni anche documentate di passare.
Peraltro diversi politici hanno varie cose da farsi perdonare e scatta quindi il meccanismo difensivo di massa (tipico comunque di diverse categorie).
Non dimentichiamo infatti che alcuni di essi sono stati scoperti e condannati, ma diversi altri - complici le circostanze, le coperture di parte o leggi ad hoc (prescrizioni anticipate, amnistie provvidenziali e divieti di facciata perche' senza sanzioni) - non lo sono stati.
E le liste bloccate non hanno migliorato la situazione del parlamento dove fra chi ha condanne alle spalle e chi non e' stato condannato ma ne condivide i ricordi di quando 'vestivano alla marinara', non molti hanno voglia di sollevare il problema.

Comunque mi sembra che lo stesso giornalista da lei citato non abbia letto il giornale sul quale scrive ed altre testate italiane su cui alcuni colleghi hanno per fortuna chiaramente spiegato la situazione giudiziaria di Andreotti.

Speciale etica e politica

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