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Andreotti
non e' stato assolto ma non ne avete parlato
da Vincenzo Rocchino
Cara Presidente,
Goffredo De Marchis, giornalista di Repubblica, in un articolo di qualche
giorno fa, ha definito il Senatore Giulio Andreotti "alla fine assolto
da tutto".
Nel
processo che lo ha visto imputato per associazione esterna alla mafia,
fino agli anni'80 quelle accuse sono state ritenute provate. I reati ascrittigli,
però, sono stati giudicati prescritti, il che non lo assolve proprio per
niente.
Lo
stesso Giulio Andreotti, accettando di candidarsi alla Presidenza del
Senato, si comporta come se la prescrizione lo avesse assolto "veramente"
dalle accuse per le quali è stato giudicato.
Non posso
che constatare amaramente come il livello della legalità in questo Paese,
sia diventata una "merce" ormai rara.
Mi
aspettavo una decisa presa di posizione, o le proteste più vive da parte
di questo Osservatorio; come mai non ci sono state?
Risponde
Rita Guma
Caro amico,
non abbiamo proprio visto l'articolo in questione. Non riusciamo ad analizzare
tutta la stampa italiana, anche perche' ci rifacciamo solo a fonti originali,
non copiando i nostri interventi da agenzie e giornali come invece spesso
avviene altrove.
Spesso dobbiamo alla segnalazione di amici e lettori - che qui ringrazio
- l'individuazione di qualche articolo particolarmente interessante o
al contrario disinformativo, e che quindi richiede un commento, e anche
segnalazioni di qualche nostra svista, ovviamente involontaria.
L'impegno
e' tanto. In queste settimane, poi, all'analisi dei casi legali che per
statuto seguiamo si e' aggiunto un considerevole flusso di domande e segnalazioni
che sono giunte dai lettori in occasione del voto, il che ci ha indotto
a lavorare anche nelle festivita' per rispondere pubblicamente e in privato.
Colgo l'occasione anzi per ringraziare anche tutti i nostri volontari
che in modo diverso e talora senza risparmiarsi contribuiscono alla gestione
del sito e dell'attivita' dell'associazione e che con modeste risorse
riescono a produrre un risultato che lettori e simpatizzanti ci dicono
essere di elevata qualita'.
Tornando
alla vicenda Andreotti, lo ritengo uno dei piu' fini politici della prima
repubblica, oltre che una persona arguta, e credo ci abbia fatto fare
ottima figura all'estero durante i suoi governi, diversamente da tanti
altri personaggi che si sono avvicendati sulla scena politica in questi
anni.
Tuttavia il codice morale di un Paese e' fatto anche di 'segni' e l'elezione
alle massime cariche dello Stato e' un messaggio inviato a tutta la societa',
quella buona e quella 'cattiva', quindi al di la' dell'essere giustizialisti
o 'vendicativi' nei confronti di un qualsiasi XY, vanno posti dei paletti.
Peraltro - oltre al fatto che il presidente del Senato sostituisce il
capo dello Stato in caso di impedimento - il presidente di una Camera
ha influenza sul calendario dei lavori e non vi deve essere nemmeno il
sospetto che il suo operato possa essere infuenzato da collusioni verso
la criminalita' organizzata o da astio verso la magistratura.
Come
abbiamo spiegato in altre occasioni, la sentenza Andreotti parla chiaro
e l'articolo 129 del Codice di procedura penale stabilisce che in caso
di prescrizione, quando "dagli atti risulta evidente che il fatto non
sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce
reato... il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a
procedere".
La prescrizione quindi non e' assoluzione, ma puo' essere rifiutata dall'imputato,
dato che, con sentenza 275 del '90, la Corte Costituzionale stabili' l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 157 del codice penale nella parte in cui non
prevede la rinuncia della prescrizione da parte dell'imputato.
In una sentenza del novembre 2002, poi, la I sez. civile della Corte di
Cassazione argomentava che un imputato che non rinunci alla prescrizione
con sentenza non assolutoria mostra "di non ritenere sussistenti i presupposti
per un'assoluzione nel merito", in parole povere pensa di non poter mostrare
la sua innocenza.
E Andreotti avrebbe i mezzi economici per sostenere una prosecuzione del
procedimento, al fine di ottenere una assoluzione piena.
Tuttavia
oggi si preferisce 'barare' sul significato delle cose e ripetere all'infinito
una non-verita' sui media per farla diventare LA verita' e si e' riusciti
a convincere molta parte della popolazione che altre versioni siano di
parte o che si tratti di cattiveria, accanimento e giustizialismo, per
cui si crea un muro che impedisce alle informazioni anche documentate
di passare.
Peraltro diversi politici hanno varie cose da farsi perdonare e scatta
quindi il meccanismo difensivo di massa (tipico comunque di diverse categorie).
Non dimentichiamo infatti che alcuni di essi sono stati scoperti e condannati,
ma diversi altri - complici le circostanze, le coperture di parte o leggi
ad hoc (prescrizioni anticipate, amnistie provvidenziali e divieti di
facciata perche' senza sanzioni) - non lo sono stati.
E le liste bloccate non hanno migliorato la situazione del parlamento
dove fra chi ha condanne alle spalle e chi non e' stato condannato ma
ne condivide i ricordi di quando 'vestivano alla marinara', non molti
hanno voglia di sollevare il problema.
Comunque
mi sembra che lo stesso giornalista da lei citato non abbia letto il giornale
sul quale scrive ed altre testate italiane su cui alcuni colleghi hanno
per fortuna chiaramente spiegato la situazione giudiziaria di Andreotti.
Speciale
etica e politica
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