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NEW del 11 dicembre
2005
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Antimafia
: cordoglio per morte cardinale Pappalardo Cordoglio per la morte del Cardinale antimafia Salvatore Pappalardo, gia' Arcivescovo di Palermo e che per le sue benemerenze nell'impegno sociale e nella lotta alla criminalita' mafiosa fu insignito dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini dell'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica Italiana. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso, in un messaggio al Segretario di Stato Vaticano Cardinale Tarcisio Bertone, "i sentimenti di sentita partecipazione al lutto della Chiesa e di personale cordoglio nel ricordo del grande Magistero esercitato dal Cardinale Pappalardo nella sede arcivescovile di Palermo unitamente al forte impegno civile nel contrastare la criminalità mafiosa". Il Presidente del Consiglio Romano Prodi ha inviato al Segretario di Stato Vaticano un telegramma in cui esprime partecipazione al lutto della Cjiesa e ricorda la figura dell'alto prelato ed in particolare le omelie che pronunciò in occasione dei funerali del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e del consigliere istruttore del Tribunale di Palermo Rocco Chinnici, uccisi dalla mafia a Palermo nel 1982 e nel 1983. Il Cardinale Pappalardo, nominato nell’ottobre 1970 Arcivescovo di Palermo da Papa Paolo VI che nel marzo del 1973 lo elevò alla porpora, ha retto la sede arcivescovile di Palermo sino alla seconda metà degli anni Novanta. Prodi ha parlato di "una perdita che colpisce non solo la comunità palermitana, ma l’Italia intera". Pappalardo fu tra i vescovi sicliani che emanarono la nota pastorale del 1994 in cui si sottolineava che mafiosi e collusi dovevano ritenersi fuori dalla comunione della Chiesa e ribadirono una scomunica 'latæ sententiæ' operante in capo ai mafiosi ed a chi ne favorisca traffici e crimini. L'impegno di mons. Pappalardo, dopo la posizione del Cardinale Ruffini secondo cui la mafia era un'invenzione, fu riconosciuta da moltissimi. Anche Umberto Santino, presidente del Centro Impastato, affermo' che "La Chiesa, attraverso la parola del cardinale di Palermo Pappalardo e del Papa, ha preso posizione, c'è stato un impegno, meno visibile ma prezioso, di preti e credenti che ha portato al martirio di don Puglisi e di don Diana in Campania; si è parlato di mafia in termini nuovi, come 'peccato sociale' e 'struttura di peccato', si sono gettate le basi per una 'pastorale antimafia'". Santino criticava pero' che "le omelie del cardinale Pappalardo e del Papa si sono fermate quando era chiaro che bisognava affrontare il nodo del potere democristiano e del ruolo della Chiesa al suo interno" e lamentava che l'emergenza mafiosa fosse cessata con la fine del periodo delle stragi e degli omicidi. Sulla situazione sociale siciliana e l'abitudine ad esempio di accettare l'idea del lavoro nero, Pappalardo aveva detto pero' anche quest'anno che "L’illegalità genera illegalità, talora anziché combatterla si altera la realtà dando all’illecito una dignità salvifica". E parlando di mafia e di 'pizzo', ammoniva: "Non basta osservare la legalità, se il senso del dovere morale e della giustizia non forma prima le coscienze. Tutto passa per la rottura d’equilibri di collusione tra politica e Cosa Nostra, ma purtroppo è sempre diffusa un’ idea letale: 'Se le cose non possono esser cambiate vanno lasciate come sono'. Così si accetta che la politica sia stata scissa dall’etica, se non peggio fusa talora al malaffare". ___________ NB:
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