NEW del 23 marzo 2006

 
     

Darfur : negli USA marcia di Sudanesi chiede intervento internazionale
di Carla Amato

Stanno marciando per tutta l'America per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'emergenza Darfur, un'emergenza che dura da anni ed ha prodotto migliaia di stupri, centinaia di migliaia di morti, milioni di sfollati, fame e violenza.

Alla testa della marcia Simon Deng, un ex schiavo sudanese, e Manute Bol, un ex star del basket. In realta' i due testimonial dell'iniziativa sono originari del sud Sudan, dove un'altra guerra civile e' stata formalmente da poco conclusa con un accordo patrocinato dall'ONU.

La "marcia della liberta'" percorrera' oltre 480 chilometri - da New York a Washington - per chiedere un'azione urgente che metta fine al conflitto nella travagliata regione del Sudan.

Il governo americano non e' insensibile alla situazione del Darfur, anche perche' le peggiori atrocita' sono attribuite alla milizia araba filogovernativa Janjaweed, ma fino ad ora l'intervento della comunita' internazionale nel Paese africano ricco di petrolio era stato frenato dall'Unione Africana cui Khartoum si era appellata riuscendo ad ottenere che l'invio di peacekeepers vedesse solo presenze africane.

Ma le truppe di pace dell'Unione Africana hanno terminato i fondi per l'operazione (mentre le violenze non sono cessate) e quindi subentrera' l'ONU, come gli USA avevano chiesto fin dall'inizio. La decisione del Consiglio di Sicurezza non ha prodotto fino ad ora reazioni negative della Lega Araba, cui pure il governo sudanese - che rigetta ogni responsabilita' sull'azione delle truppe a lui fedeli - aveva fatto appello per evitare l'arrivo di truppe ONU, paventando un nuovo Iraq.

L'intervento degli USA e della comunita' internazionale e' richiesto invece dal cestista Manute Bol, il quale ha dichiarato alla stampa che i promotori della marcia non possono piu' tollerare che il loro "popolo nero e africano sia aggredito da queste genti che si dicono arabe".

Simon Deng - che da bambino fu rapito alla sua famiglia nel sud Sudan e venduto come schiavo ad una famiglia araba del nord - sa bene cosa significhi essere brutalizzato e privato della liberta', percio' chiede agli USA, dove riusci' a fuggire ottenendo asilo politico, di agire.

Gli organizzatori della marcia - che ricordano come per il Darfur si sia parlato di genocidio e come ogni giorno che passa continuino ad essere massacrate persone innocenti - si dicono convinti che migliaia di cittadini si uniranno a loro nella marcia, che si conclude il 5 aprile.

Speciale diritti

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