NEW del 14 luglio 2005

 
     

Dell'Utri : pubblicate motivazioni sentenza condanna
di red

Sono state pubblicate ieri le motivazioni della sentenza di condanna a 9 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa di Marcello Dell'Utri.

In quasi 1800 pagine i magistrati estensori affermano che il senatore di Forza Italia fece da tramite fra gli interessi di Silvio Berlusconi e quelli della mafia e che offri' un "consapevole e volontario contributo al rafforzamento di Cosa nostra".

Le motivazioni sono suddivise in 18 capitoli nei quali i giudici descrivono gli elementi probatori discussi durante il dibattimento, partendo dal profilo e le esperienze lavorative di Dell'Utri - da giovane laureato in giurisprudenza a funzionario di Publitalia, ad organizzatore di Forza Italia ed infine parlamentare - agli episodi di "contatti diretti e personali" con alcuni esponenti di Cosa Nostra (Bontate, Mangano e Gaetano Cinà, anch'egli condannato nello stesso processo), sul suo ruolo di costante mediazione tra Cosa Nostra e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi con particolare riguardo al gruppo Fininvest".

I magistrati parlano di "funzione di 'garanzia'" svolta nei confronti di Silvio Berlusconi contro il rischio di sequestro dei suoi familiari, fino all'assunzione di Vittorio Mangano come stalliere (responsabile, lo definiscono i giudici) presso la villa di Arcore. Anche in seguito Dell'Utri "rappresentava presso i mafiosi gli interessi del gruppo, per conto di Silvio Berlusconi" con ampio margine di autonomia. I giudici palermitani spiegano che a Cosa nostra, e' stata offerta anche "l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici".

Sulle dichiarazioni di Giovanni Brusca i giudici affermano che le sue dichiarazioni non sono state affidabili e valide per il processo, in quanto egli non ha voluto fornire "uno spontaneo e leale contributo all'accertamento della verità", pur indicando molti dati utili al pubblico ministero, ma "alludendo pesantemente a contatti diretti tra Mangano e Berlusconi nel 1994 ed indiretti tra quest'ultimo ed amici del boss di Porta Nuova". Nel processo Silvio Berlusconi, invece, si e' avvalso della facolta' di non rispondere.

Marcello dell'Utri, in una dichiarazione riportata dalle agenzie di stampa, ha commentato che "da una sommaria lettura della sentenza, mi sembra di poter affermare che nonostante sette mesi impiegati dal Tribunale per scrivere le motivazioni, non si è andati oltre un acritico accoglimento delle tesi accusatorie. Tutta la mia vita di formazione, di famiglia e di lavoro dimostra il contrario di ciò che vorrebbero provare 1.800 pagine inutilmente ripetitive".

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