NEW del 28 ottobre 2005

 
     

Finanziaria : torna l'esenzione ICI per Chiesa e altri
di Osservatorio

Torna l'esenzione ICI per la Chiesa cattolica, con estensione alle altre confessioni riconosciute e - sembra - alle ONLUS.

Parliamo al di sopra di ogni sospetto, in quanto la nostra associazione non svolge alcuna attivita' commerciale, il nostro patrimonio di mobili e immobili e' pari a zero, tutte le strutture e la strumentazione sono messe gratuitamente a disposizione dagli associati e nessuno di noi percepisce emolumenti. Ci sembra pero' ci siano alcuni punti da chiarire.

La premessa e' che lo Stato non riesce a fronteggiare l'oceano di attivita' di utilita' sociale indispensabili alla societa'. Peraltro non potrebbe facilmente cooptare dei volontari che vi provvedano gratuitamente (vedi crisi del servizio civile), ne' raccoglierebbe molte donazioni da cittadini che sono invece ben disposti a darli alla Croce Rossa, a Medici senza frontiere, ad una Chiesa o ad Emegency.

E' quindi grato ed agevola chi mette a disposizione il proprio impegno, tempo e lavoro (spesso professionale) gratuito a servizio delle categorie svantaggiate e si rende conto che non puo' richiedere a chi lo fa di pagare gli stessi oneri di chi opera conseguendo dei profitti. Peraltro alcune attivita' richiedono investimenti tali da rendere impensabile che i volontari che la iniziano possano farsene carico da soli.

Da diversi anni ha quindi individuato alcune categorie di organizzazioni di volontariato che possono usufruire di benefici fiscali, ovvero semplificazione della contabilita', esenzione da alcuni bolli e possibilita' di garantire (entro certi limiti) a chi le finanzia sgravi fiscali. Fra questi le ONLUS, le organizzazioni riconosciute (CRI) e la Chiesa cattolica, che e' considerata onlus d'ufficio.

La legge istitutiva delle onlus impone pero' alle organizzazioni non lucrative di utilita' sociale caratteristiche molto rigide per quanto riguarda fini statutari, organizzazione interna, bilanci e limiti percentuali dell'attivita' commerciale rispetto al bilancio complessivo. Caratteristiche che, ove rispettate, sono una reale garanzia di uso corretto dei fondi pubblici e impediscono mascherature di attivita' imprenditoriali.

Le onlus che svolgono attivita' commerciale secondo legge lo fanno per autofinanziamento, vendendo gadget o altri oggetti e servizi connessi all'attivita' ma in percentuali limitate dalla legge. Ne' gli associati possono avere legami patrimoniali o subordinati con la ONLUS o compensi elevati. Non c'e' quindi concorrenza con gli imprenditori normali, che i profitti se li mettono in tasca e scaricano l'IVA.

Purtroppo ci sono diverse false associazioni che in realta' operano con fini di lucro ed evadono cosi' il fisco o consentono a terzi di evaderlo o sottopagano gli operatori - iscrivendoli come associati - o partecipano a progetti per il volontariato finanziati da enti pubblici, o infine svolgono attivita' di supporto a partiti (le ONLUS non possono fare attivita' politica). Questo implica un problema di controlli, non di erroneita' dell'istituzione (pur migliorabile).

La differenza sostanziale con le attivita' commerciali della Chiesa e' che le attivita' confessionali non hanno un limite massimo di introito oltrepassato il quale non possa piu' ritenersi autofinanziamento ma puro profitto, in danno ai commercianti ed imprenditori normali che, appunto, pagano l'ICI. Inoltre le attivita' delle associazioni hanno scopi laici, ed eventualmente, la religione potrebbe essere in alcuni casi l'ispirazione dei volontari che vi lavorano, non il fine dell'attivita'.

Abbiamo gia' detto in altra sede che molte istituzioni cattoliche, valdesi e di altre confessioni riconosciute, svolgono un'opera meritoria in campo sociale curando malati, anziani, immigrati, fornendo istruzione gratuita etc... Questo non si discute. Non si capisce tuttavia ne' perche' non si debba porre un limite ne' come gli scopi religiosi tout court potrebbero considerarsi vantaggiosi per la societa' e i soggetti deboli. Lo comprende ancor meno il cittadino contribuente che appartenga a confessioni religiose non riconosciute.

In sintesi, e' vero che vi sono sgravi fiscali per il volontariato, ma questi sgravi sono accordati in presenza di significative limitazioni e giustificati dal notevole abbattimento di spesa che le associazioni di volontariato permettono allo Stato, che altrimenti dovrebbe farsi carico degli "ultimi".

Non e' vero invece che le attivita' commerciali delle Chiese siano paragonabili - ai fini dell'esenzione ICI - a quelle del reale volontariato, poiche' alle prime non vengono posti limiti e perche' si "corrompe" il fine sociale con il riferimento incongruo agli scopi religiosi.

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