![]() ![]() |
||||
|
NEW del 25 giugno
2005
|
||||
|
|
||||
|
Una
analisi del 'caso Caselli' alla procura nazionale antimafia La presente legislatura è stata, come noto, caratterizzata dall'adozione, ad opera dell'Esecutivo e della maggioranza parlamentare, di una serie di provvedimenti gravemente lesivi dell'equilibrio tra i poteri dello Stato delineato dalla nostra Carta Fondamentale. Tali provvedimenti (identificabili nella legge sul falso in bilancio, nella legge sul patteggiamento allargato, nella c.d. legge Cirami, nel c.d. lodo Schifani fino a giungere alla riforma dell'ordinamento giudiziario di prossima approvazione) costituivano a mio avviso singoli momenti di attuazione di un progetto mirato al perseguimento di un unico obiettivo: precludere ad alcuni magistrati la possibilità di svolgere correttamente la loro funzione, così da garantire l'impunità a determinati personaggi da sempre vicini al Presidente del Consiglio. Tuttavia, pur nella loro assurdità devastante e nella loro manifesta incostituzionalità, tali leggi (avendo ad oggetto materie non del tutto sottratte all'incidenza del potere politico) non implicano una violazione dei principi di costituzionali di gravità paragonabile a quella che nelle ultime ore ha trovato la sua completa attuazione. Lo scorso gennaio infatti, mediante un decreto - legge (peraltro comprensivo di svariate disposizioni relative a materie prive di attinenza con i problemi della giustizia), il Governo aveva imposto una proroga della permanenza in carica per un periodo pari a sei mesi dell'attuale Procuratore nazionale antimafia, appunto prossimo a scadere dal suo incarico. Indipendentemente dalle motivazioni formali (che tentavano di legittimare la misura in commento con la necessità di garantire la continuità nella lotta alla criminalità organizzata), chiaro appariva lo scopo di una simile previsione: evitare l'assegnazione da parte del CSM del suddetto incarico a Giancarlo Caselli, magistrato da sempre inviso, in ragione delle posizioni ideologiche di cui è portatore, agli adepti del demiurgo di Arcore, evidentemente immemori dei notevoli successi da lui ottenuti nell'azione condotta nei confronti delle Brigate Rosse e delle cosche mafiose. Al fine di scongiurare il verificarsi di una simile ipotesi, la legge di riforma dell'Ordinamento Giudiziario comprende appunto una norma idonea a precludere l'accesso di Caselli alla carica sopra descritta, risultando la sua età incompatibile con i requisiti richiesti dalla stessa legge per l'espletamento delle funzioni di Procuratore generale antimafia. Tuttavia, il rifiuto della promulgazione di tale testo legislativo da parte del Capo dello Stato (nel suo ruolo di primo garante dell'integrità della Costituzione) ha, seppure temporaneamente, vanificato il disegno programmato dai seguaci del Cavaliere, i quali si sono trovati costretti ad individuare una soluzione di emergenza per sbarrare l'ascesa di una nota "toga rossa" ad una elevata posizione di prestigio e potere. Alla determinazione di tale soluzione ha provveduto in un primo momento direttamente l'Esecutivo, il quale ha introdotto nell'ordinamento la misura precedentemente esposta attraverso il sommario ricorso allo strumento della decretazione d'urgenza. Quindi, nella giornata di giovedi', il senatore Bobbio ha proposto un emendamento alla stessa legge di riforma dell'ordinamento giudiziario la cui approvazione renderebbe immediatamente esecutiva la disposizione che, imponendo l'assegnazione di incarichi direttivi ai soli magistrati che possono garantire almeno quattro anni di servizio, di fatto preclude la nomina dell'attuale PG di Torino alla carica di Procuratore Nazionale Antimafia. A mio parere siffatta operazione presenta un macroscopico profilo di illegittimità costituzionale. E' infatti impossibile non rilevare come la norma in questione costituisca una chiara violazione dei principi di indipendenza ed autonomia della Magistratura di cui all'art. 104 Cost., principi che trovano massima attuazione proprio nell'esclusiva attribuzione al CSM (e non al potere politico) della prerogativa di decidere in ordine all'assegnazione degli incarichi ai soggetti facenti parte della magistratura stessa. D'altro canto, volendo esaminare il provvedimento sul piano del merito, occorre interrogarsi su quali effettive ragioni possono avere indotto l'attuale maggioranza parlamentare a contrastare in maniera tanto accesa un magistrato i cui meriti nella lotta alla criminalità organizzata risultano, come sopra anticipato, indiscutibili. Al di là della componente ideologica, è ipotizzabile che la principale colpa di Giancarlo Caselli consista proprio nell'avere espletato col massimo zelo la propria funzione di inquirente, svelando l'esistenza di quei legami tra mafia e politica che per decenni hanno costituito la vera base su cui si fondava il potere di Cosa Nostra. Posto che simili fenomeni di connivenza fra mondo politico e fenomeno mafioso sono stati accertati attraverso sentenze aventi l'autorità del giudicato, è noto come in Italia esista la tendenza a paralizzare (grazie anche alla generica accusa di marxismo) l'azione di tutti quei magistrati che hanno provato a squarciare quel velo di oblio sotto cui sono celati tutti i grandi misteri che hanno caratterizzato la storia della c.d. Prima Repubblica. Proprio in ragione di tale tendenza, è possibile che la nomina di un uomo della levatura e del rigore di Caselli venga valutata da alcuni centri di potere contigui alla coalizione che sostiene il Governo in termini di sostanziale inopportunità. Ma al di là di tali considerazioni, una riflessione può essere formulata a seguito dell'esame dei fatti appena esposti: una democrazia evoluta si regge sul rispetto delle regole sulla quale essa si fonda, sulla conservazione degli equilibri che presiedono al suo corretto funzionamento. Se queste regole vengono violate, alterando palesemente tali equilibri, è la stessa democrazia a vacillare pericolosamente.
___________ I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI CITANDO E LINKANDO LA FONTE
|
|
|||