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NOTIZIARIO del 18
novembre 2003
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Un
equivoco fra la pace e la morte La giustificazione di chi, nel parlare della strage irakena, parla di soldati e civili caduti per la pace , gioca - piu' o meno in buona fede - sul filo dell'equivoco. Ai carabinieri vittime in Iraq e' stato detto infatti che la loro era una missione di pace, e quindi sono morti credendo di star costruendo la pace. Prova ne sia che le misure adottate dal nostro contingente erano - a detta degli esperti - inadeguate in un contesto di guerriglia tanto pericoloso come quello iraqueno. Ed in effetti il 22 maggio 2003 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva adottato la risoluzione 1483 che sottolineava come la situazione in Iraq fosse una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali. Tuttavia tale risoluzione non puo' essere interpretata come avallo della legittimita' dell'invasione di USA e Gran Bretagna, ma prende atto della presenza delle forze occupanti, ribadendo la necessita' di far tornare la sovranita' al popolo irakeno, e cerca di regolamentare la situazione durante tale passaggio. Fa, insomma, di necessita' virtu'. Va tuttavia sottolineato che la situazione che la risoluzione considera di minaccia per la pace era quella venutasi a creare DOPO l'invasione e successiva occupazione. Prima della guerra, infatti, solo gli USA e la Gran Bretagna sostenevano, sulla base di false informazioni, che l'Iraq fosse pericoloso a livello mondiale. Insomma, se di difesa della pace si voleva proprio parlare, la pace andava difesa dagli occupanti. A tal punto ci si dovrebbe chiedere: gli occupanti che ci facevano li'? Inoltre le conclusioni della risoluzione stessa si basavano - a quella data - sulla presunta esistenza di armi di distruzione di massa, citate esplicitamente laddove si dice che, durante il presidio internazionale del Paese, va accertata l'esistenza di tali armi, o comunque verificata la loro inesistenza (anche questa volta, probabilmente, prendendo atto della progressiva dimostrazione di inconsistenza delle ragioni delle forze che avevano scatenato la guerra). Anche la successiva, sofferta risoluzione, voluta e redatta dagli Stati Uniti, e' stata accettata come tentativo di superare l'esistente, anche se puo' essere furbamente fatta passare come legittimazione della situazione. In definitiva, un orrendo pasticcio, in cui 19 Italiani, oltre a tanti Irakeni, hanno perso la vita. Si gioca quindi sul filo dell'equivoco. Si dice che i nostri sono morti per la pace facendo passare per fine reale quello presunto. E non cerchiamo la polemica, quando sottolineiamo questa realta', ma la verita' e il rispetto per queste vittime, che non erano protagonisti di una fiction, ma ragazzi veri. Non vorremmo che un altro equivoco portasse al ripetersi di una tragedia. Le forze occupanti non erano in Iraq per cercare e stabilire pace, anche se molti soldati componenti di esse lo credevano e perseguivano con sincerita'. Non vi sara'
piu' pace ora in tanti cuori sofferenti. by Bollettino Osservatorio _____________ I
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